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Spread, l’Italia recupera sulla Spagna

di Luca Davi

Cala lievemente la febbre degli spread italiano e francese. Sale invece quella del debito spagnolo. L'effetto congiunto è il restringimento della forbice tra i rendimenti dei titoli italiani e iberici: un segnale questo che, accompagnato alla recente impennata dei titoli francesi, conferma come la percezione della rischiosità del debito sia oramai un problema che tocca praticamente l'intera Eurozona e non più solo i Paesi periferici.

Ecco, in sintesi, la giornata vissuta ieri dai mercati dei titoli sovrani europei. Una seduta su cui ha inciso, in maniera positiva, il discorso tenuto dal neo premier italiano Mario Monti. Sia chiaro: le parole dell'economista, che ha spiegato il suo piano programmatico fatto di crescita e risanamento dei conti, non sono state salvifiche, tanto che Piazza Affari è arretrata dell'1,43%. Un po' come dire che i mercati attendono i fatti, più che le parole. Ma queste ultime, tuttavia, complici gli acquisti di BTp da parte della Bce, hanno aiutato il mercato dei titoli di Stato, oramai sempre più nel mirino delle vendite.

Lo spread tra i rendimenti dei titoli italiani e quelli tedeschi è così sceso in giornata sotto la soglia psicologica dei 500 punti. Ma il vero segnale di un'apertura degli operatori verso le mosse future del Governo è dettato dall'andamento del differenziale tra i rendimenti dei BTp e dei Bonos spagnoli, che a ridosso della presentazione del programma al Parlamento si è assottigliato fino a quasi 20 punti, contro i 75 dell'apertura, per poi riaprirsi a 40 punti nel finale. Deboli, invece, tutte le piazze finanziarie europee: Londra ha ceduto l'1,56%, Parigi l'1,78%, Francoforte l'1,07 per cento.

L'effetto asta sugli spread

L'intera giornata è stata contrassegnata dagli effetti negativi generati dalle aste dei titoli spagnoli e francesi. Aste molto attese, dopo le forti impennate dei rendimenti degli ultimi giorni. E gli esiti non sono stati confortanti: la Francia ha registrato un netto incremento dei tassi rispetto all'asta di ottobre, tanto che il dato sul quinquennale è passato dal 2,31% al 2,82%. Ma ancora più critico è stato il risultato del collocamento iberico: Madrid non solo ha dovuto accettare un balzo al 6,975%, cifra che non si vedeva dal 1997, ma non è neppure riuscita a collocare l'intero importo massimo offerto (si veda per dettagli pagina 16). In entrambi i casi, i differenziali degli yield hanno subìto un'impennata almeno nella prima parte della mattinata: lo spread francese è arrivato a superare il livello record di 200 punti mentre quello spagnolo è andato oltre i 500. A poco sono serviti, soprattutto nel caso spagnolo, gli acquisti pur limitati della Banca centrale europea. Ben più sostanzioso, invece, sarebbe stato il beneficio generato dalle parole pronunciate dal presidente del Consiglio italiano, Mario Monti. A partire dalle 13.29, da quando il discorso al Senato è entrato nel vivo, lo spread francese ha progressivamente ritracciato fino ad atterrare all'1,72%. Movimento analogo anche per il differenziale spagnolo che ha perso progressivamente quasi 40 punti base, fino a toccare 460 punti base nel finale. E quello italiano? Dal picco di 545 punti raggiunti in mattinata, la forbice si è rapidamente chiusa fino a scendere sotto i 500, mettendo così a segno un calo di giornata di circa 20 punti. Significativa anche la reazione dell'euro, che nei minuti dell'intervento di Monti è passato da 1,34 a 1,35 sul dollaro.

La giornata sui mercati

Al di là degli spread, l'altro termometro che esprime tutta la tensione degli operatori nei confronti del rischio oramai dilagante nell'Eurozona è costituito dagli indici borsistici. Che infatti hanno chiuso ai minimi delle ultime sei settimane. Ad alimentare la nuova pressione sui titoli azionari è stata una nota dell'agenzia di rating Fitch (per dettagli si veda pagina 4) che ha lanciato l'allarme sui riscontri che la crisi del debito nell'area euro potrà avere sulle banche americane. L'effetto più netto di questo scenario si è riverberato sui listini d'oltreoceano: l'S&P 500 è arretrato dell'1,68% mentre il Nasdaq è sceso dell'1,96%. Wall Street si è appesantita a partire dalle 18, dopo che con tutta probabilità è emerso che l'Efsf, il cosiddetto fondo salva-Stati, non sarà utilizzato per fornire assistenza finanziaria all'Italia in caso di necessità. Una notizia, questa, che non sorprende neppure più di tanto, visto che il fondo è dotato di 440 miliardi in parte già utilizzati per il salvataggio di altri Paesi in difficoltà. Più significativo, invece, il rumor secondo cui sarebbero pronti 300 miliardi da parte dell'Fmi qualora Roma ne avesse bisogno

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