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Spread, Italia in sorpasso sulla Spagna

Le Borse europee archiviano in rialzo l’ennesima seduta dell’anno. A dare una spinta è stato l’accordo sul nucleare raggiunto nella notte tra Stati Uniti e Iran, che ha favorito una distensione anche sui prezzi del petrolio con il greggio sceso sotto i 94 dollari. Tra i listini europei – che hanno beneficiato anche del traino del Nikkei di Tokyo che ha guadagnato l’1,5% e punta ora al picco toccato il 23 maggio – maglia rosa a Francoforte (+0,88%) che ha sovraperformato l’andamento medio (Eurostoxx 50 a +0,55%). Copione diverso a Piazza Affari. La Borsa milanese ha marciato in controtendenza: il Ftse Mib che ha ceduto lo 0,2%, zavorrato dall’andamento dei titoli bancari che hanno un forte peso per il calcolo del paniere delle blue-chips. Da un report di Société Générale è trapelato che gli istituti italiani avranno necessità di nuovi accantonamenti per fronteggiare la crescente quota dei prestiti in sofferenza. A fine giornata Banca Mps ha ceduto il 7,5%, Banco popolare il 4,2%, Ubi Banca il 3,1% e Banca popolare di Milano il 2,2%. Hanno invece resistito all’ondata ribassista le due banche italiane a maggior capitalizzazione: UniCredit (-0,3%) e Intesa Sanpaolo (invariata). Per contro è andato bene il lusso: il titolo migliore sul paniere principale è stato Salvatore Ferragamo (+3,31%), che porta a +20% i guadagni realizzati dalla presentazione dei conti lo scorso 14 novembre.
Tornando al settore bancario, questo segue con attenzione anche gli sviluppi delle regole per gli stress test del 2014. Al centro dell’attenzione la valutazione dei titoli sovrani in pancia alle banche. Attualmente sono considerati a rischio zero, ma secondo il Der Spiegel la Bce avrebbe rispedito al mittente alcune proposte per cambiare il peso del rischio. La Bce ha precisato che nelle prime due fasi degli stress test, e cioè il risk assessment e l’asset quality review, non è tuttavia «regolatore» ma ha compiti di sorveglianza e questo «significa che non può fare altro che rispettare le pratiche vigenti, che fissano a zero il valore di rischio dei bond sovrani».
L’incertezza sulla valutazione degli asset delle banche non ha pesato più di tanto sui “diretti interessati”, ovvero sui bond dell’Eurozona. Il rendimento dei BTp a 10 anni è rimasto stabile al 4,08% mentre lo spread con il Bund tedesco è salito di tre punti base (a 236 punti) per effetto del calo dei tassi tedeschi. L’Italia consolida il sorpasso sulla Spagna, dato che i tassi sui Bonos sono saliti al 4,16% e il rispettivo spread con Berlino si è portato a quota 244.
Sul mercato primario oggi il Tesoro offre tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro del nuovo benchmark CTz. Secondo un panel di operatori interpellati da Radiocor il bond zero coupon con durata biennale potrebbe registrare tassi in calo in linea con minimo storico dell’1,113% dello scorso maggio. Domani invece toccherà ai BoT a 6 mesi: il Tesoro punta a collocare un controvalore di 7 miliardi. Sul mercato valutario l’euro chiude in calo a 1,3508 dollari per via della positiva lettura dell’indice Pmi degli Usa, che traina il biglietto verde, e delle dichiarazioni di Ardo Hansson del consiglio dei governatori della Bce, secondo il quale c’é ancora spazio per un’ulteriore riduzione del costo del denaro in Europa. Dagli Usa è arrivato però un dato contrastante sul settore immobiliare: faro della ripresa ipotizzata. A ottobre il numero di nuovi compromessi su case esistenti è sceso dello 0,6% contro attese per un aumento dell’1%. Dato che ha fatto aumentare la volatilità a Wall Street ma non ha impedito al Nasadaq di superare nel corso degli scambi la soglia dei 4mila punti, che non rivedeva dal settembre 2000.

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