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Spread in tensione, oggi primo test all’asta BoT

Il rischio ingovernabilità per l’Italia pesa sui mercati. Tra exit poll, instant poll e proiezioni, per un giorno Borsa e spread sono stati ostaggi dei risultati elettorali. La volata iniziale sui primi risultati del voto, che suggerivano una maggioranza abbastanza solida da affrontare il nodo delle riforme, si è sgonfiata in pochi minuti di fronte allo spettro di un Parlamento bloccato e al rischio di un ritorno alle urne.
Gli occhi degli operatori di tutto il mondo sono stati incollati tutto il giorno agli schemi, per seguire, attimo dopo attimo, le indicazioni che arrivavano da Roma, nella convinzione che il destino dell’euro e i deboli equilibri dell’Europa avrebbero potuto essere duramente segnati dal risultato delle urne. L’incertezza dell’Italia ha coinvolto anche Wall Street e il mercato del reddito fisso americano con i rendimenti dei titoli a 10 anni scesi ai minimi da un mese all’1,86 per cento.
A fine seduta si sono tirate le somme, nonostante i risultati ancora provvisori: lo spread dopo avere toccato il minimo degli ultimi sei mesi a 255 centesimi, è tornato a salire fino a 293 punti base. In salita anche il rendimento del decennale, dal 4,18% al 4,56%, mentre il titolo a due anni, al 2,11%, è al massimo da fine dicembre.
Scambi e volatilità record
Volatilità e scambi record hanno segnato una seduta al cardiopalma: soltanto sul BTp future sono stati trattati 84mila lotti, polverizzando il record dello scorso 29 novembre di 60mila.
A nulla è valsa la buona accoglienza dell’asta dei CTz e dei BTp indicizzati, collocati ad urne aperte, benché sullo zero coupon siano stati registrati rendimenti in aumento di circa 25 punti base. L’emissione ha riguardato 4,06 miliardi tra CTz a 24 mesi e BTp a 10 e 15 anni, animata da una domanda piuttosto sostenuta: gli zero coupon, scadenza dicembre 2014 per 2,817 miliardi di euro, hanno registrato un tasso lordo dell’1,682%, mentre per i 941 milioni di BTp a 10 anni il rendimento lordo è stato del 2,79%, e 309 milioni di titoli a 15 anni del 3,23 per cento. Il buon esito dell’asta è andato di pari passo con l’accelerazione della Borsa arrivata a guadagnare fino al 4 per cento. Il cambio di rotta è arrivato dopo le 15 con la chiusura delle urne che ha coinciso con il via al valzer degli instant poll: in un primo momento Bersani e Monti sembravano prevalere a scapito del centrodestra, un risultato che premiava la stabilità di governo, così come sperato alla vigilia del voto. «È chiaro che cosa vuole il mercato», era il commento prevalente dalle sale operative.
In gioco il piano anti-spread
L’euforia è durata poco. I primi segnali di vendita si sono avvertiti attorno alle 15,30 con la pubblicazione delle proiezioni sui voti reali che invertivano lo scenario, rimettendo in corsa la coalizione del centrodestra e il boom di Grillo a scapito della lista del premier uscente Monti. Un dato che smentiva quanto segnalato dagli instant poll che davano, invece, in vantaggio il centrosinistra sia alla Camera che al Senato. In un attimo, dalle sale operative è venuta l’indicazione di vendere perché se quello era il risultato finale, l’ingovernabilità sarebbe stata assicurata. Qualcuno è arrivato ad accostare il voto italiano a quello della Grecia, che però punì il Pasok uscito dall’esperienza di governo e non da una coalizione come quella presieduta da Monti. In gioco c’è il piano di austerity concordato con l’Europa in cambio del bazooka anti-spread della Bce, austerity cui gli italiani sembrano rispondere con uno schiaffo.
Questa mattina si ricomincia con una nuova prova, l’asta di BoT semestrali per 8,75 miliardi, ma soprattutto si attende il collocamento, domani, del nuovo BTp decennale maggio 2023 tra 3-4 miliardi: ieri, sul grey market, quotava 4,52 per cento, in rialzo rispetto al decennale in scadenza al 4,44 per cento. In asta arrivano anche i BTp a 5 anni per un ammontare tra 1,75 e 2,5 miliardi sotto l’occhio vigile del Tesoro che teme le ricadute di questa impasse per i rischi di vedere risalire il costo del debito.

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