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Spread in tensione, fuga da Madrid

FRANCOFORTE — Si è allargato ieri fino a 395 punti base il differenziale fra Buoni del Tesoro italiani e Bund tedeschi, per calare poi in serata a quota 388, anche se il rendimento è rimasto sostanzialmente stabile al 5,64%. Ma con i timori dei mercati rivolti soprattutto alla capacità della Spagna di risolvere la crisi, i protagonisti della giornata sono stati soprattutto i Bund tedeschi, sui quali si è concentrato il desiderio di sicurezza degli investitori. Al punto che in mattinata il rendimento dei titoli decennali ha toccato il minimo storico dell’1,63%, per risalire poi in serata a quota 1,725: negativo al netto dell’inflazione (il 2,1%). Ma questo fatto ieri poco importava agli operatori che, stando a dati preliminari di Deutsche Börse, hanno acquistato al mercato secondario circa 5-6 volte i volumi giornalieri medi di tutto l’anno.
Un fenomeno che, di converso, rende più comprensibile la fuga degli investitori soprattutto dai titoli spagnoli, i cui rendimenti ieri, per la prima volta dal dicembre scorso, hanno sfondato la soglia di guardia del 6%, a poca distanza dal 7% oltre il quale altri Paesi dell’euro, come la Grecia e il Portogallo, hanno ricevuto gli aiuti europei. Ma questo tema per il premier Mariano Rajoy non si pone nemmeno e annuncia altri tagli a livello delle regioni. D’altra parte, secondo Rainer Guntermann di Commerzbank, «si pone la questione se i mercati siano in grado di stabilizzarsi da soli», o se si renderà necessario un intervento della Banca centrale europea per calmare i mercati. Ma ieri la Bce ha reso noto di non aver acquistato titoli sovrani per la quinta settimana di fila. Mentre dichiarazioni discordanti di membri del Consiglio direttivo segnalano ancora un mancato accordo fra i governatori su un’eventuale ripresa degli interventi osteggiati dalla Bundesbank. L’euro è leggermente risalito a quota 1,3067 dollari, le Borse sono rimaste in altalena. Ma Milano ha tenuto, nonostante le banche in rosso, e ha guadagnato lo 0,36%, Parigi e Francoforte lo 0,51% e 0,53%, Londra lo 0,26%. E ieri sera all’Infedele, il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha detto che «le condizioni del Pil sono importanti per le nostre entrate e per le nostre spese, però non ci sarà un’altra manovra. Non sono state ancora prese decisioni per quelle che saranno le previsioni del Pil di quest’anno, ma siamo sicuri su una cosa: i nostri conti sono in ordine. Mi sento di dire con tutta tranquillità che l’Italia non è la Grecia sotto tutti i punti di vista».

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