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Spread in tensione, focus sull’asta BTp

di Mara Monti

Non c'è pace per lo spread. Neppure a fine anno, neppure dopo le aste di BoT e CTz per quasi 11 miliardi terminate meglio delle attese. Il risultato a fine giornata vede il differenziale del BTp sul Bund tedesco tornare sopra la soglia psicologica dei 500 punti base chiudendo a 510 dopo avere toccato il minimo di 479 centesimi, azzerando così il guadagno ottenuto con l'asta. Oggi si ricomincia in vista del collocamento di 8,5 miliardi di BTp a tre, dieci e undici anni e CcTeu a sette anni. Il rendimento del decennale, tornato sopra la soglia del 7%, non tranquillizza gli operatori, anche alla luce dell'andamento del titolo spagnolo, sceso di 21 punti base al 5,17 per cento. Meglio hanno fatto le scadenze brevi: il titolo a 2 anni è arretrato di 11 centesimi al 4,98%, ma quello spagnolo si è distinto arretrando di 31 centesimi, portandosi al 3,32 per cento.

I mercati restano cauti di fronte ai timori sulla tenuta dei Paesi europei, attanagliati dal problema del debito: un segnale è giunto dall'euro che ieri è sceso fino a 1,2939 contro il dollaro, per poi risalire lievemente in serata, dopo avere toccato il livello più basso dallo scorso gennaio. C'è chi fa notare che storicamente a fine anno l'euro tende ad indebolirsi nei confronti del dollaro, ma in questo caso i flussi in uscita dalla moneta unica vanno verso il biglietto verde con cui si acquistano titoli di Stato americani: ieri i rendimenti dei Treasurys a 10 anni sono scesi di 5 punti base all'1,95% e il trentennale di 6 centesimi al 2,97 per cento. Si cerca un porto sicuro dove parcheggiare la liquidità, in vista delle prossime scadenze: nonostante la perdita dello status di tripla A degli Stati Uniti, i Treasurys hanno messo a segno un total return annuale del 9%, il miglior guadagno dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008.

A soffiare sul fuoco, ieri hanno contribuito anche le notizie provenienti dal Golfo Persico e la reazione della quinta flotta della marina americana di stanza in Bahrein di fronte alla minaccia dell'Iran di bloccare la navigazione nello stretto di Hormuz: «Nessuna limitazione sarà tollerata» è stata la risposta americana, senza citare direttamente l'Iran. Le Borse hanno reagito di conseguenza, trascinate al ribasso dalla debolezza dell'euro e da Wall Street: Francoforte ha ceduto il 2,01%, Parigi l'1,03% e Londra lo 0,1 per cento. A Piazza Affari, oltre al Ftse Mib arretrato dello 0,85%, anche il Ftse All Share ha fatto segnare un calo dello 0,75 per cento. Dopo il rally della scorsa settimana, la Borsa americana non ha trovato spunti per rimbalzare e il Dow Jones ha chiuso in ribasso dell'1,14%, l'S&P 500 dell'1,25% e il Nasdaq dell'1,34 per cento. I segnali di debolezza dell'Europa stanno nel nuovo record dei depositi overnight delle banche dell'Eurozona presso la Bce: martedì gli istituti hanno parcheggiato 452 miliardi di euro, un livello mai raggiunto dall'introduzione dell'euro e che batte il massimo toccato il giorno precedente a quota 411,8 miliardi, con il tasso overnight fermo a 0,25 per cento. I depositi giornalieri presso la Bce rappresentano per le banche un parcheggio temporaneo della liquidità in vista degli impieghi di inizio anno, fanno notare dalle tesorerie delle banche. Quella stessa liquidità raccolta attraverso l'asta di rifinanziamento da 489 miliardi all'1% della scorsa settimana sarebbe stata utilizzata per sottoscrivere BoT che offrono tassi largamente superiori al costo della raccolta fissato da Eurotower.

Intanto dagli Usa rimbalzano le critiche dell'ex vice presidente della Fed di Dallas, Gerald ODriscoli, che sulle pagine del Wall Street Journal attacca l'istituto guidato da Ben Bernanke: «La Fed sta salvando le banche europee con accordi finanziari bizantini» che «alimentano l'azzardo morale e le distorsioni». Nel mirino ci sono gli swap in dollari con la Bce e altri istituti: «La Fed – aggiunge – non ha l'autorità per salvare l'Europa. Gli swap sono accordi non trasparenti che creano problemi in una democrazia».

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