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Spread in ribasso, ma il nodo fiscal cliff penalizza le Borse

L’economia mondiale non mostra segnali di miglioramento e sul futuro rimangono diverse grosse incognite, in primis il nodo del “fiscal cliff” negli Stati Uniti. In questo contesto non stupisce il pessimismo che continua a prevalere sui mercati azionari.
Ieri i segnali negativi sono arrivati da diversi fronti. Su quello dei dati macroeconomici, c’è stata la conferma da Eurostat che l’economia dell’area euro è ufficialmente in recessione. Il Pil dell’area, tra luglio e settembre, è infatti scivolato dello 0,1%, negativo per il secondo trimestre consecutivo, il che appunto implica “recessione tecnica”. La frenata, a dire il vero, non ha colto di sorpresa i mercati che se l’aspettavano, ma ha un significato psicologico importante dato che certifica la prima recessione dell’area euro dopo la crisi del 2008-2009.
Il futuro poi non si preannuncia roseo. Soprattutto se negli Usa non si dovesse trovare un accordo su come affrontare il nodo del “fiscal cliff” (l’empasse su debito pubblico e sgravi fiscali da sciogliere entro l’anno). Le posizioni tra democratici e repubblicani ancora molto distanti e ieri il Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme sul rischio di pesanti ricadute sull’economia globale in caso di mancato accordo. Il quadro insomma non è dei migliori e ad esso si sono adeguati i principali listini mondiali che ieri, con poche eccezioni, hanno chiuso tutte piuttosto deboli. In Asia, con l’indice Msci dell’area in ribasso per la sesta seduta consecutiva nonostante il balzo di Tokyo (+1,9% in vista delle elezioni), Stati Uniti, con Wall Street che ha chiuso in ribasso, ed Europa (-0,98% l’indice Stoxx 600). A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha perso lo 0,59%, il Cac40 di Parigi lo 0,52%, il Dax di Francoforte lo 0,82% mentre il Ftse 100 di Londra ha archiviato la seduta con un rosso di 0,77 punti percentuali. Unica eccezione Madrid (+0,29%) sostenuta dal balzo di Repsol (+3,48%) in rialzo dopo che il ministro degli esteri Jose Manuel Garcia-Margallo ha detto che presto sarà raggiunto un accordo con l’Argentina sulla vicenda dell’esproprio della controllata Ypf.
Le vendite hanno colpito tutti i settori. Nelle varie piazze europee poi, singoli titoli sono stati penalizzati dall’esclusione dai panieri Msci, decisa dalla società americana che ha recentemente riorganizzato i suoi indici. Tra le italiane escluse spiccano Campari (-4,28%), Mediaset (-2,75%) e Autogrill (-3,29%) che, non a caso, sono tra i titoli che ieri hanno perso di più alla Borsa milanese.
Sul fronte dei titoli di Stato, nonostante rimanga lo stallo su numerosi dossier come gli aiuti alla Grecia, la giornata di contrattazioni è stata relativamente più tranquilla. Lo spread dei titoli italiani e spagnoli con i corrispondenti Bund tedeschi infatti è sceso a quota 356 e 456 punti rispettivamente.
Ieri peraltro Bankitalia ha certificato il ritorno dell’interesse degli investitori esteri sui titoli italiani. Se ad agosto si erano registrati deflussi per circa 11 miliardi di euro, a settembre il saldo tra acquisti e vendite dall’estero è stato pari a 16,2 miliardi di euro. Da segnalare infine i buoni risultati dell’asta francese. Parigi ha collocato 7,5 miliardi di euro di titoli a tre e cinque anni con rendimenti in calo e buona domanda da parte degli investitori.

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