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Spread in rialzo, tasso BTp al 6%

di Isabella Bufacchi

L'attacco sferrato all'euro e alla credibilità delle politiche europee a sostegno della stabilità dell'eurozona e della sopravvivenza del progetto di moneta unica ha nuovamente travolto ieri i titoli di stato italiani e spagnoli, caduti vittima nell'immediato dell'inefficacia del secondo stress test sulle banche europee – considerato troppo soft per le perdite in caso di default sovrano e quindi inutile – e sul lungo periodo dallo sbandamento decisionale che caratterizza da più di un anno e mezzo la gestione della crisi greca. Le dichiarazioni caotiche e contraddittorie dei politici europei che stanno precedendo l'Eurogruppo straordinario di giovedì hanno esasperato ancora ieri gli animi di quegli investitori che, sovrappesati sull'Italia nonostante la crisi del debito sovrano europeo, siedono ora su perdite ingentissime che aumentano in un mercato illiquido, dominato da venditori e carente di compratori e per questo terreno fertile per la speculazione.

Così, come hanno temuto in tanti, anche questo lunedì è stato nero: il rendimento dei BTp a due, cinque e dieci anni ha chiuso molto elevato, rispettivamente al 4,71%, 5,60% e 6,02 per cento. Sulle stesse scadenze, i Bonos spagnoli si sono portati al 4,58%, 5,73% e 6,37 per cento.

L'andamento degli spread tra i titoli di stato italiani e tedeschi ha confermato le peggiori aspettative: sulla scadenza decennale, dalla chiusura a 308 punti base (centesimi di punto percentuale) dello scorso venerdì la giornata è terminata ieri a quota 337. Il gap tra i BTp e i Bobl quinquennali è salito a 377 (3,77%), mantenendosi ben sopra quello dei dieci anni come avviene oramai da più di due settimane. Quel che è accaduto di nuovo, ad adombrare una giornata già cupa, è stata la performance dei BTp con vita residua di due anni: la curva dei rendimenti italiana sulla scadenza biennale è salita al 4,70%, registrando un divario rispetto agli Schatz tedeschi (1,83%) di 350 centesimi. I tassi a due anni dei Bonos spagnoli sono saliti meno degli italiani, fermandosi al 4,57 per cento. A due anni, il rischio-Italia nei numeri ieri era peggiore di quello spagnolo. Ma i traders non si sono preoccupati più di tanto. Hanno dato la colpa all'illiquidità del mercato «che gioca brutti scherzi». Secondo David Keeble, responsabile a livello globale della strategia sui tassi d'interesse del Crédit Agricole e veterano del rischio-Italia, «la liquidità sta assumendo movimenti strani – ha commentato, in riferimento ai tassi a due anni italiani più alti di quelli spagnoli –. Le posizioni sul bene-rifugio si erano accumulate sull'Italia, non sulla Spagna. L'Italia ha dovuto "mettere a punto" posizioni lunghe più consistenti rispetto alla Spagna. E questo ha voluto dire che movimenti anche minimi dei flussi hanno amplificato l'impatto sui prezzi».

Fin dall'apertura dei mercati europei ieri i titoli di stato italiani hanno iniziato a perdere quota, ma trader e strategist hanno notato l'assenza di vendite massicce e disinvestimenti consistenti. Qualcuno ha sì venduto, ma in quantità modeste stando alle voci raccolte sulla piazza londinese e italiana. I prezzi rivisti continuamente al ribasso e i rendimenti ritoccati incessantemente al rialzo sono da attribuirsi principalmente agli aggiustamenti sugli schermi degli operatori e non hanno riflesso flussi importanti in uscita dai BTp. L'assenza di compratori solidi è però quello che in questo momento danneggia di più l'Italia: i tradizionali acquirenti, tra i quali le banche con i trading book e i gestori di fondi, sono spaventati dalla volatilità dei titoli di stato italiani e il mark-to-market li sta costringendo a fare i conti con perdite pesanti.

Il mercato ha avuto ieri la conferma ufficiale che la Bce non ha acquistato titoli di stato europei la scorsa settimana, nella sostanza non ha comprato BTp e Bonos. L'illusione era durata comunque una manciata di minuti, nel mezzo del tracollo dei BTp, perché della Bce nessuno aveva trovato traccia sul fronte italiano: ma la scesa in campo della Banca centrale europea o dell'Efsf per molti è oramai l'unica via di uscita istantanea per arginare il contagio su Italia e Spagna. Lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi ma anche il rendimento dei BTp in asset swap e di quanto paga il Tesoro sopra il tasso interbancario Euribor non ha precedenti: l'Italia è considerata meno affidabile adesso di quanto non lo fosse negli anni '90. Una situazione che solo decisioni coraggiose a Bruxelles e l'ingresso sul secondario di Bce o Efsf possono ribaltare in fretta.

 

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