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Spread in rialzo, Madrid è più vicina

L’incertezza della politica italiana con l’ipotesi di nuove elezioni entro l’anno, ma anche la crisi di Cipro, l’impatto del «sequester», ovvero i tagli automatici al bilancio pubblico statunitense e la frenata della Cina. La settimana non è cominciata sotto i migliori auspici e nonostante le Borse sembrino prudenti, il reddito fisso non appare così rassicurante: il BTp, dopo un’apertura in netto calo, ha riassorbito le perdite fino a navigare a ridosso della chiusura di venerdì, ma nel pomeriggio sono tornate le vendite che hanno riportato i livelli indietro di una settimana. E così mentre la Spagna ha chiuso con uno spread sul Bund invariato, quello dell’Italia, pur mantenendosi sui livelli di lunedì scorso dopo il risultato elettorale, è tornato sui massimi degli ultimi tre mesi a 345 punti base, avviciandosi a quello spagnolo dal quale lo distanziano soltanto 22 centesimi. Per i Bonos spagnoli lo spread è a 367 punti con un rendimento al 5,09 per cento.
Più preoccupanti i Cds (credit default swap) che ieri hanno superato quelli iberici (319 centesimi quello sul decennale italiano rispetto a 304 quello spagnolo) segnalando come il mercato italiano al momento sia considerato più rischioso. Anche Piazza Affari ieri ha fatto peggio della Borsa spagnola con il Ftse Mib a -0,85% mentre Madrid ha segnato un progresso dello 0,72%, in virtù della tenuta del comparto finanziario. Tra le altre Borse, Francoforte -0,21%, Parigi +0,27% mentre Londra è in calo dello 0,48%.
La situazione politica italiana è balzata in primo piano nella riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles. Il ministro delle finanza finlandese Jutta Urpilainen ha confermato che «la situazione post elettorale dell’Italia è il principale argomento all’ordine del giorno», aggiungendo di sperare che «il nuovo governo sarà formato velocemente per continuare la strada delle riforme». Bruxelles guarda all’Italia e alla governance economica europea fissando scadenze e impegni precisi da rispettare su conti pubblici e riforme.
La settimana era iniziata lasciandosi alle spalle un weekend convulso sul fronte politico: se la banca americana Goldman Sachs si era detta entusiasta del programma del Movimento a 5 Stelle, il leader dei grillini Beppe Grillo ha frenato qualsiasi apertura con il Pd, rilasciando interviste alla BBC e al New York Times. La stampa estera segue con attenzione l’andamento della politica italiana e non è passata inosservata la dichiarazione del responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, che non ha escluso nuove elezioni entro l’anno. La situazione, come valutata da più parti, è bloccata mentre il Paese continua a dare segnali allarmanti: dalla stretta sul credito delle banche verso le piccole e medie imprese ai crediti nei confronti della pubblica amministrazione.
Di certo dalle elezioni italiane è giunta una bocciatura delle politiche di rigore sostenute dal governo Monti e dalla Germania, una bocciatura che si sta diffondendo in Europa: domenica il ministro delle finanze francese, Arnaud Montebourg in una intervista è tornato ad attaccare la Banca Centrale Europea sostenendo che Eurotower deve agire per sostenere la ripresa. «La Banca Centrale Europea è troppo inattiva e deve passare all’azione senza alcun indugio». Il ministro ha poi spiegato che in questo momento è necessario avere un euro più debole, tra 1,10 e 1,15 contro dollaro, che ritrovi dei livelli normali per dare ossigeno alle economie europee. E così mentre l’euro ieri è calato dello 0,2% contro il dollaro a 1,2993 in attesa della riunione giovedì della Bce, Wall Street ha avuto una seduta incerta dopo la mancanza di progressi per superare lo stallo sul «sequester» negli Usa: sebbene il mercato abbia scontato i tagli già venerdì, gli investitori continueranno a guardare attentamente ad ogni sviluppo sull’argomento. Pesano anche le decisioni del governo cinese sulle politiche restrittive annunciate per frenare la corsa dei prezzi degli immobili.

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