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Spread in rialzo dopo l’emissione del Tesoro

 

Le Borse hanno tentato il recupero nella penultima seduta prima della fine dell'anno, ma lo spread tra il BTp decennale e il Bund è tornato a salire. Non è servita l'asta dei titoli di Stato – collocati sotto la soglia critica del 7% – ad allentare le tensioni sul differenziale che ha chiuso una seduta altalenante a 518 punti base, dopo che in giornata aveva raggiunto un massimo a 524,38 punti e un minimo a 508,35. Nessun miglioramento rispetto alla Spagna con il decennale sul Bund tedesco che si è attestato a 332 punti base, portando il differenziale con il BTp a 180 punti base, poco sotto il massimo storico di 210. Stabili gli spread francese a 124 e quello belga a 224.
Le Borse, invece, dopo una mattinata incerta, nel pomeriggio hanno spiccato il volo, spinte da Wall Street che ha reagito bene ad alcuni dati macroeconomici tra i quali quelli contrastanti sui sussidi di disoccupazione. Maglia rosa a Parigi, dove il Cac 40 ha guadagnato l'1,84%; a Londra il Ftse 100 è avanzato dello 1,08 per cento. Bene anche Francoforte, con il Dax salito dell'1,34%, e Madrid +1,55 per cento. A Milano il Ftse Mib ha segnato un risicato +0,76%: seppur confortata dall'asta odierna, la Borsa italiana ha dovuto prendere atto che non c'è stato un effetto benefico sugli spread. Chiusura positiva per Wall Street, con il Dow Jones salito dell'1,10%, il Nasdaq dello 0,92% mentre lo S&P 500 ha messo a segno un +1,06%. Nonostante il recupero della Borsa americana, che si appresta a chiudere l'anno in positivo, i Treasury hanno continuato a essere acquistati soprattutto dai fondi per gli aggiustamenti di bilancio di fine anno, portando il rendimento del decennale a 1,832% da 1,943%.
Quanto alle valute, in una seduta altalenante, l'euro è scivolato ai minimi da 15 mesi contro il dollaro: la moneta unica è scesa fino a 1,2860 dollari, la quotazione più bassa dal settembre 2010, per poi recuperare leggermente terreno, attestandosi a 1,2961. A 10 anni dall'introduzione della moneta unica, il presidente della Bce Mario Draghi ha dichiarato che «L'euro è divenuto uno dei simboli dell'Europa e le banconote e le monete sono ormai parte della nostra vita quotidiana» al punto che oggi «è utilizzato complessivamente da 17 paesi dell'Ue, ossia da 332 milioni di persone».
Mentre la crisi del debito continua a non dare segnali forti nella zona euro, gli investitori hanno preferito puntare sui dati economici degli Usa, dove le richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate più delle stime di 15mila unità a quota 381mila la scorsa settimana; il dato mensile è invece sceso al livello minimo degli ultimi tre anni. Poco mossa dall'indice degli acquisti dei direttori di Chicago – sceso in dicembre a 62,4 da 62,5 di novembre restando sopra la soglia di 50 che indica un'espansione dell'attività economica – Wall Street ha accolto con maggior euforia il dato sugli acquisti di case esistenti, cresciuti in novembre del 7,3% ai massimi dall'aprile 2010.
Intanto, a Piazza Affari, si sono distinte Azimut (+1,91%), Enel (+1,52%), Exor (+1,82%), Telecom Italia (+1,43%) e Intesa Sanpaolo (+1,49%). Tra i peggiori, la Popolare Emilia Romagna (-2,62%) e UniCredit (-1,54 per cento). Giù Prysmian (-1,31%), Fiat (-0,91%) e Banco Popolare (-0,31%) mentre fuori dal Ftse Mib crollano Premafin (-8,62%) e Fonsai (-2,85%) dopo la bocciatura dell'agenzia di rating Standard & Poor's.

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