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Spread in netto calo, tassi spagnoli sotto il 5%

Che la Bce non tagliasse il costo del denaro al direttivo di ieri era dato per scontato dai mercati. Qualcuno tuttavia aveva scommesso che il governatore Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa, facesse in qualche modo intendere di essere pronto ad agire in questo senso in futuro o quantomeno stesse pensando a nuove mosse espansive. Tuttavia Draghi non ha detto nulla che potesse essere interpretato in questo modo (vedi articolo nella pagina a fianco). Sempre ieri c’è stata anche la riunione della Bank of England il cui esito è stato analogo. Anche in questo caso infatti chi scommetteva su un ampiamento delle misure di stimolo è rimasto deluso. Il programma di acquisto di titoli di Stato (il Quantitative easing in atto dal 2009) è rimasto invariato nonostante le recenti pressioni perché fosse incrementato. La reazione dei mercati a queste indicazioni c’è stata soprattutto sul fronte valutario.
La reazione di valute e bond
L’euro, reduce da un periodo di debolezza (anche per effetto delle elezioni italiane), ieri si è impennato su dollaro (è stata superata quota 1,31) e yen (oltre 124). In rialzo, per ragioni analoghe, anche le quotazioni della sterlina.
Dopo le fibrillazioni dei giorni scorsi legate al voto non potevano mancare per Draghi le domande sulla situazione italiana. Il governatore tuttavia ha dato segnali di rassicurazione facendo notare come, dopo la forte volatilità dei giorni scorsi, il “rischio Italia” si sia ridimensionato. E in questa direzione, tra l’altro, si sono mosse ieri le quotazioni dei titoli di Stato. Il mercato è tornato a vendere Bund ed acquistare BTp. Il differenziale di rendimento (spread) è così sceso attestandosi a 309 punti a fine seduta (dai 320 della chiusura precedente). Decisamente ridimensionato rispetto al picco di 346 punti toccato nei giorni scorsi. In netto calo anche i derivati che assicurano sul default dell’Italia (i cosiddetti cds) che, all’indomani delle elezioni si erano impennati a 291 punti e che, nella seduta di ieri, sono scesi del 3,68% attestandosi a quota 272. Ieri intanto l’agenzia Radiocor ha rilanciato l’indiscrezione secondo cui il Tesoro potrebbe tornare ad emettere BTp Italia, i titoli indicizzati all’inflazione destinati alla clientela retail che nei mesi scorsi sono stati ben accolti dal mercato. La prossima emissione, la prima del 2013, dovrebbe avvenire a cavallo di Pasqua tra fine marzo e inizio aprile.
Bene l’asta spagnola
Sul fronte delle emissioni ieri c’è stata un’importante operazione del Tesoro spagnolo che ha collocato 5 miliardi di euro di titoli con scadenza 2015, 2018 e 2023. La domanda è stata solida rispetto alle analoghe aste precedenti mentre i rendimenti si sono ridimensionati. Nello specifico sono scesi al 2,632% dal 2,713% per le scadenze triennali, al 3,572% dal 4,123% per quelli con “maturity” 2018 mentre sulla scadenza decennale il rendimento è passato dal 5,202 al 4,917 per cento. Sotto la soglia del 5% (al 4,87%) è sceso anche il rendimento dei Bonos decennali sul mercato secondario. A fine seduta lo spread con il Bund tedesco si è così fortemente ridimensionato passando da 355 punti dell’apertura a 338.
Borse positive
Giornata positiva anche sul fronte azionario. I listini europei hanno chiuso in rialzo nonostante le indicazioni arrivate dalla Bce che, tra l’altro, ha rivisto fortemente al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona (per il 2013 si stima un calo del Pil dello 0,5%).
Evidentemente i mercati sono stati orientati più dai dati macroeconomici arrivati da oltreoceano. I numeri che hanno innescato gli acquisti sono quelli sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti che, nella settimana conclusa il 2 marzo, sono scese di 7000 unità a quota 340.000. Dati decisamente migliori dei 355mila attesi dagli analisti e che, combinati con la “moderata ripresa del mercato del lavoro” certificata dall’ultimo Beige Book della Fed, hanno rassicurato gli investitori.

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