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Spread in calo, le Borse tentano il rimbalzo

Una seduta per riprendere ossigeno, quella di ieri. Sia sul fronte dei titoli governativi di Italia e Spagna, che delle borse internazionali. Ma che non basta a cancellare tutte le incertezze che ancora pesano come un macigno sulle prospettive di consolidamento dell’Eurozona. L’effetto finale, dopo una serie di scambi iniziati in maniera debole e proseguiti con una buona intonazione fino a metà giornata, è quello di indici comunque positivi: Milano ha chiuso in rialzo dello 0,4%, Francoforte dello 0,79%, Madrid dello 0,58%, Parigi dello 0,59 per cento. Il calo di tensione più significativo si è visto però sui titoli di Stato: i rendimenti dei Btp italiani a 10 anni sono infatti scesi sotto la soglia simbolica del 6%, al 5,95% in serata, a fronte del 6,10 per cento del giorno prima, con uno spread assottigliatosi a quota 462 dai 478 punti base del giorno precedente. Un movimento che ha permesso di cancellare l’anomalia degli ultimi giorni, ovvero un tasso del bond 10 anni irlandese inferiore a quello italiano.
In discesa anche i tassi sulla Spagna: i rendimenti dei Bonos decennali sono calati al 6,82% (dal 7,05%) e lo spread con i Bund è finito a 549 punti base. Ancora più confortante è stato il raffreddamento dei tassi sul breve termine, il termometro più sensibile della rischiosità percepita di un paese: sulle scadenze biennali, i tassi italiani sono scesi al 3,86% (-16 punti base), quelli spagnoli al 4,59% (-26 pb).
A cosa può essere ricondotta questa moderata apertura degli operatori agli asset più rischiosi? Per lunga parte della giornata, quando i rialzi sui listini sfioravano anche il 2%, gli analisti hanno attribuito i progressi all’esito positivo dell’accordo raggiunto dall’Eurogruppo nella notte tra lunedì e martedì. Tre i risultati apprezzati dai mercati: la ratifica da parte dei ministri delle Finanze dell’Eurozona all’uso del Fondo salvastati per acquistare bond sovrani; il disco verde a una prima tranche di aiuti (pari a 30 miliardi di euro) alle banche spagnole che verrà erogata entro fine mese (anche se il ministro spagnolo dell’Economia de Guindos ha fatto già capire che nei prossimi 18 mesi verranno utilizzati tutti i 100 miliardi previsti); l’ottenimento da parte della Spagna della dilazione di un anno (quindi fino al 2014) dell’obbligo di deficit/Pil al 3%.
Buone notizie, insomma, che dopo un iniziale scetticismo sono state valutate con fiducia da parte degli investitori. E che hanno permesso agli spread di chiudersi e attenuare la fiammata della seduta precedente. Tuttavia, a partire dal primo pomeriggio, come spesso accade quando sul mercato si affacciano gli operatori americani, l’entusiasmo sui listini azionari ha lasciato spazio alla prudenza. Inutile voler cercare a tutti i costi una motivazione al cambio di umore, peraltro enfatizzato anche da scarsi volumi. Certo è che le magre notizie provenienti dal fronte macroeconomico difficilmente potevano fornire motivi di acquisto. I dati più sconfortanti sono arrivati dalla Cina, la seconda economia mondiale, che in giugno ha ridotto le sue importazioni, cresciute a un tasso dell’11,3% rispetto a un anno prima contro il +15,3% di maggio. Ennesima conferma, questa, che uno dei principali motori della crescita economica mondiale sta rallentando la sua corsa. Non a caso tutti i prezzi delle commodity, dai metalli al petrolio, hanno subìto diffusi ribassi. Poche motivi di incoraggiamento, tuttavia, sono giunti anche dall’Europa: se qualche (inatteso) miglioramento c’è stato sulla produzione industriale in Italia e Gran Bretagna, non altrettanto si può dire dell’output industriale francese, che a maggio è caduta dell’1,9% rispetto ad aprile.
Difficile essere davvero bullish in un clima simile. Ma ancor di più se le notizie provenienti dal Vecchio Continente confermano quanto sia lunga e complessa la strada per attenuare le tensioni sul debito. Ieri ad esempio il ministro delle finanze di Berlino, Wolfgang Schauble, ha preannunciato «forti incertezze» sui mercati se la Corte Costituzionale tedesca avesse deciso per un rinvio della ratifica del Fondo permanente “salvastati”. E puntualmente così è andata: i giudici hanno procastinato la decisione ai prossimi mesi, in sostanza. È uno stop pesante all’entrata in vigore dell’Esm, cui sono appesi anche la ricapitalizzazione delle banche spagnole e gli acquisti di titoli periferici. Ieri Wall Street ha accusato il colpo, chiudendo in calo dello 0,81%. Si vedrà oggi quali saranno i riflessi in Europa.

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