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Spread in calo, BTp sotto il 6%

I rendimenti spagnoli salgono, quelli italiani stanno fermi o scendono. La tendenza che si sta registrando da qualche giorno sui mercati ieri è stata nuovamente confermata. Se sul titolo di riferimento a 10 anni (scadenza gennaio 2022) il saggio della carta spagnola è salito di 5 punti circa, per fissarsi al 7% circa, il tasso italiano di pari scadenza (settembre 2022) è sceso di 7 punti, a quota 5,97%, una manciata di punti sotto la soglia psicologica del 6%.
Difficile dire se il mercato stia iniziando a scontare una piena divaricazione tra i titoli di Stato italiani e quelli spagnoli. Certo è che quella che sta succedendo da qualche giorno a questa parte è chiaro: la correlazione positiva tra il debito di Roma e Madrid si sta perdendo. E i BTp appaiono agli occhi degli investitori sempre meno rischiosi dei Bonos iberici.
Il divario tra Italia e Spagna
La tendenza si fa più evidente se si analizzano gli spread tra i tassi sul breve-medio termine. Il differenziale di rendimento tra BTp e Bonos sull’orizzonte biennale è quasi raddoppiato nel giro di pochi giorni: lunedì scorso era pari a 81 punti, ieri era pari a 146. Stessa storia sulla scadenza 5 anni, dove lo spread è passato da 71 punti a 124, e sul decennale, passato da 58 a 100 punti. In calo anche il differenziale tra BTp e Bund, sceso da 488 a 478 punti. Sia chiaro: l’ampliamento della forbice è frutto più del deprezzamento dei titoli di Madrid (e del conseguente rialzo dei loro rendimenti), che non dell’apprezzamento dei governativi italiani. Ma è comunque il segnale che gli operatori iniziano a percepire un netto divario tra la tenuta dei due debiti sovrani, soprattutto sul breve termine.
Le notizie del resto che provengono dalla Spagna non sono molto confortanti. Ieri a spargere pessimismo è stato il ministro del Bilancio spagnolo, Cristobal Montoro, che di fronte al Parlamento ha avvertito che il governo non ha più i fondi per pagare i servizi pubblici. Un allarme forse strumentale, visto che è arrivato alla vigilia dell’Eurogruppo che oggi dovrà dare l’ok al piano di aiuti Ue per le banche spagnole. Ma l’annuncio non ha certo contribuito a rasserenare il clima sul mercato delle aste (si veda servizio a pagina 2): Madrid ieri non è infatti riuscita a collocare tutti i 3 miliardi di titoli previsti (a 2,5 e 7 anni) e ha dovuto attirare gli investitori offrendo rendimenti in forte rialzo.
Trimestrali ok, Borse su
Continua invece ad essere positiva l’intonazione sui mercati azionari. Un po’ di sostegno arriva dalla convinzione che un ulteriore allentamento della politica monetaria negli Stati Uniti sia possibile. Così come l’adozione di nuove misure in Cina. Ieri a dire il vero c’era ben poco da festeggiare sui mercati. Tutti i dati macro statunitensi (dai sussidi di disoccupazione al superindice dell’economia americana, passando per le vendite case esistenti e il Filadelfia Fed) si sono rivelati peggiori delle attese. Eppure i mercati hanno tirato dritto per la loro strada, cioè al rialzo grazie al traino dei conti trimestrali Usa che stanno rivelandosi migliori delle stime. Milano è salita dello 0,53%, Londra dello 0,5%, Parigi dello 0,87%, Francoforte dell’1,11%. Bene anche Wall Street, dove l’S&P 500 ha chiuso in progresso dello 0,27% e il Nasdaq dello 0,79 %.

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