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Spread in calo, acquisti sui BTp

di Morya Longo

«Era da tempo che non vedevo qualche grosso investitore istituzionale acquistare titoli di Stato italiani a lunga scadenza. Ma negli ultimissimi giorni alcuni fondi sono venuti da noi per comprare discrete quantità di BTp a 10 o 15 anni». Forse una rondine non fa primavera. Ma le testimonianze dirette che arrivano dalle sale operative lasciano intendere che qualche minimo spiraglio di luce sia arrivato sul mercato dei titoli di Stato italiani. Insomma: qualche acquisto. Da parte di fondi o assicurazioni. Dall'Italia e dall'estero. Dopo settimane di un nulla preoccupante, le prime rondini sembrano dunque arrivare.
Gli acquisti sono da tempo forti sui titoli a breve scadenza, grazie alla liquidità immessa dalla Bce: basti pensare che il rendimento dei BoT semestrali è passato dal 5,97% di novembre al 2,54% di ieri. Ma negli ultimi giorni – novità – qualche interesse si è visto anche sui titoli lunghi. I BTp quinquennali ieri hanno ridotto il rendimento di 3 centesimi, arrivando al 6,27%: ben sotto il 7,57% toccato a novembre. I BTp decennali sono scesi sotto la soglia del 7% (chiudendo al 7,06%). Anche lo spread tra i BTp e i Bund decennali si è leggermente ristretto a 517 punti base. Il tutto mentre, ieri, Piazza Affari è stata l'unica Borsa europea a chiudere in rialzo: +0,25%. La domanda è: queste "rondini" dimostrano che la tensione si sta allentando, oppure sono anch'esse figlie della speculazione?
Gli acquisti sui BTp
L'ipotesi giusta, probabilmente, è più la seconda che la prima. Per capirlo bisogna tornare nel 2011. L'anno scorso tanti investitori hanno fatto soldi a palate scommettendo sulla divergenza tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi: l'operazione più gettonata consisteva nel vendere BTp e comprare contestualmente Bund. Questo ha allargato a dismisura il differenziale tra BTp e Bund e ha regalato, a chi ha effettuato questa scommessa, ottimi guadagni. Chiuso il 2011, però, questo tipo di speculazione ha ora il fiato corto: perché i Bund hanno rendimenti bassissimi e i BTp sono ormai iper-venduti.
Continuare a perseverare su questa scommessa, dunque, significa rischiare: basta che lo spread BTp/Bund si riduca un po', che i guadagni del 2011 diventerebbero perdite nel 2012. Ecco, dunque, che con l'anno nuovo qualche investitore è tornato a comprare qualche BTp. Anche perché qualche buona notizia nel frattempo è arrivata: l'Italia ha varato due manovre e l'Europa si è avviata (anche con il vertice di ieri Merkel-Monti) verso le tanto auspicate riforme.
Le nuove speculazioni
Ma questo non vuol dire che il mercato sia più fiducioso. Semplicemente le scommesse contro l'Europa – secondo alcuni testimoni – continuano sotto altra veste. Per esempio – spiega il gestore di un grosso fondo – sull'euro; non è forse un caso che proprio ieri la moneta unica europea abbia raggiunto il minimo degli ultimi 16 mesi a 1,2661 dollari. Un addetto ai lavori spiega che vari investitori, per scommettere sull'aggravarsi della crisi, stanno anche montando operazioni che puntano sul cosiddetto appiattimento della curva dei rendimenti: un rialzo di quelli brevi con quelli lunghi stabili. Scommessa, però, allo stato attuale perdente. E così via: di esempi, sul mercato, se ne trovano a iosa.
Questo significa che la tensione resta elevata: sta solo cercando altre strade per esprimersi. Lo dimostra il fatto che gli acquisti sui titoli tedeschi sono tutt'ora fortissimi. Lo ribadisce il fatto che le banche europee continuano a depositare (a costo di perdere soldi) una quantità enorme di denaro presso la Bce: ieri hanno parcheggiato a Francoforte il record di 485 miliardi. Lo sottolinea il fatto che ieri il Tesoro Usa abbia collocato titoli di Stato decennali al minimo storico dell'1,90%. Tutto questo indica che la voglia di sicurezza non è diminuita.
La verità è che l'Europa non ha ancora risolto i suoi guai: le riforme in risposta alla crisi sono inadeguate, i vari fondi salva-Stati sono troppo blandi, le divergenze tra i leader europei sono ancora evidenti, la crisi greca è tutt'altro che finita. Fino a che non saranno sciolti questi nodi, la speculazione potrà solo cambiare strategie. Non bersaglio.

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