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Spread in caduta: raggiunti i 177 punti

Il «lunedì nero» con cui si è aperta la settimana finanziaria è ormai un lontano ricordo. Dopo il +3,6% di martedì, ieri gli acquisti non si sono fermati a Piazza Affari con il Ftse Mib che ha incamerato un +1,38% portando al 10% il guadagno da inizio anno. Dopo Atene (+20%) si tratta della più grande perfomance tra i principali listini globali. Milano è stata la migliore piazza europea. Più timidi (sotto il punto percentuale) i rialzi di Lisbona e Madrid mentre Francoforte, Londra e Parigi hanno ritracciato. Sulla extraperformance del listino italiano c’è il forte peso specifico giocato dalle banche all’interno del paniere. Trainate dal rialzo record di Banca Mps (+19,24%): il titolo di Rocca Salimbeni ha vissuto una giornata da leone (scambiato il 12,5% del capitale, oltre 1,4 miliardi di azioni). Per tutta la giornata si sono inseguiti i rumors e le potenziali spiegazioni: a guidare il rally è stata l’indiscrezione, circolata sin dal mattino, secondo cui la Fondazione avrebbe venduto una quota pari all’8% a un hedge fund. Notizia (si veda articolo a pagina 27) che avrebbe fatto scattare le ricoperture da parte di fondi hedge che avevano posizioni corte sul titolo. Inoltre ci sono indiscrezioni di stampa secondo le quali l’Unione Europea, nel dare il via libera ai Monti Bond per salvare la Banca, avrebbe chiesto la disponibilità a nuovi tagli (si veda articolo a pagina 27). Si segnalano anche Bpm (+6,28%) e Mediobanca (+4,19%).
Sul mercato obbligazionario prosegue il trend positivo dei bond periferici. Il BTp a 10 anni ha chiuso a 3,37%, con lo spread con il Bund tedesco sceso a quota 177 punti, uno in più rispetto alla Spagna. Forti acquisti su Portogallo e Slovenia. I titoli di Lubiana sono scesi sotto la soglia del 4%. Il dato è ulteriore riprova che in questo momento i bond dell’Eurozona, protetti dal cappello della Bce, vengono considerati affidabili al di là dei fondamentali e particolarmente attraenti per gli investitori istituzionali in virtù di cedole più ampie rispetto ai Paesi “core”. Basti pensare che ieri la Germania ha collocato sul mercato primario 3,26 miliardi di Bobl a cinque anni con un rendimento nominale dello 0,64% (totalmente vanificato da un livello di inflazione che a Francoforte si attesta all’1,3%). In leggero rialzo i tassi sul decennale americano (al 2,69%) in un clima innervosito da dati macro sotto le attese. L’indice Ism non-manifatturiero di febbraio è sceso da 54 a 51,6 punti. Non è un bel segnale perché rappresenta il dato più basso dal 2010. Fortemente negativa la voce occupazionale di questo indicatore, che si è ridotta al peggior ritmo degli ultimi 16 anni. E poi ci sono le stime Adp (National employment report) sul mondo del lavoro. Secondo questa proiezione a febbraio nel settore privato sono stati creati 139mila posti di lavoro, meno rispetto alle attese (160mila), cosa che secondo i trader non dovrebbe però cambiare le stime per il rapporto sull’occupazione che verrà pubblicato venerdì e relativo al mese scorso. Recentemente infatti il dato Adp ha scattato una fotografia ben diversa da quella data poi dal dipartimento del Lavoro.
In questo clima il cambio euro/dollaro è rimasto stabile poco sopra quota 1,37. Gli investitori del Forex (mercato delle valute) attendono la riunione di oggi della Banca centrale europea. Come per ogni primo giovedì del mese si riunisce il direttivo. Non sono escluse nuove misure di allentamento monetario. Secondo gli analisti uno stop alle operazioni di sterilizzazione della liquidità immessa a partire dal 2010 con il piano Smp – Securities markets programme, attraverso il quale la Bce ha acquistato sul mercato secondario i titoli dell’Eurozona nei momenti di maggior tensione – avrebbe un impatto più forte di un eventuale taglio del costo del denaro rispetto alla soglia attuale dello 0,25%. Una misura che assomiglierebbe molto ai quantitative easing a cui dal 2009 ci hanno abituato gli Stati Uniti.

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