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Spread in altalena sulla svolta tedesca

di Morya Longo

Sarebbe bello pensare che sia tutto merito del BTp-day, cioè della giornata del "patriottismo" finanziario, se ieri i titoli di Stato italiani sono riusciti per buona parte della mattinata ad accorciare le distanze rispetto ai Bund tedeschi.

Ieri l'Italia si è avvicinata alla Germania di 7 centesimi sui titoli di Stato decennali (lo spread si è ridimensionato fino a 478 punti base, per chiudere a 500), di 25 centesimi sui titoli quinquennali (lo spread in questo caso è sceso a 618 punti base) e di ben mezzo punto percentuale sulle scadenze biennali (a 650 punti base). I BTp decennali sono comunque rimasti sopra il 7% di rendimento, chiudendo al 7,28%.

Ovviamente, il "patriottismo" delle famiglie italiane c'entra poco: la ragione della riduzione del differenziale tra Italia e Germania, quell'indicatore di rischio chiamato spread, è un'altra. O meglio, altre tre. Uno: il mercato spera che il piano franco-tedesco per porre sotto controllo le politiche di bilancio europee possa creare le premesse per una vera unione fiscale. Due: tanti investitori hanno iniziato a vendere i Bund tedeschi per "cristallizzare" in bilancio i pochi guadagni del 2011. Tre: il rialzo dei tassi tedeschi ha ristretto gli spread, pur in assenza di un calo reale dei rendimenti italiani. Insomma: più che merito dell'Italia, il miglioramento è da attribuirsi al "demerito" della Germania.

Speranze franco-tedesche

Andiamo con ordine. Qualcosa che ieri ha effettivamente smosso i mercati c'è stata: l'esito dell'incontro tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy nel fine-settimana. Dopo mesi persi in chiacchiere, dal vertice franco-tedesco sembra essere emersa un'ipotesi che potrebbe cambiare il volto dell'Europa: un primo passo verso una vera politica fiscale e di bilancio pan-europea. Ovvio che si tratta solo di ipotesi. Ma, forse anche per motivi tecnici, questa volta il mercato prova a crederci.

L'idea franco-tedesca è di creare un nuovo patto di stabilità, la cui adesione sarebbe facoltativa per i vari paesi dell'euro: chi aderisce "consegnerebbe" di fatto all'Europa la propria politica fiscale e di bilancio, come è accaduto sulla politica monetaria quando è nata la Bce. A quel punto l'Europa avrebbe diritto di veto sulle politiche fiscali nazionali, ma potrebbe anche aprire la strada all'emissione degli eurobond: cioè titoli di Stato collettivi. Per dirla breve: gli Stati aderendo a questo super-patto perderebbero parte della sovranità, ma guadagnerebbero in stabilità. Creando le premesse per un'Europa unita anche sui bilanci: eventualità che i mercati e gli economisti auspicano da tempo.

Ecco perché nel vertice Merkel-Sarkozy il mercato crede (o spera) di aver visto un primo barlume di speranza. È possibile che il mercato oggi cambi idea. Ma ieri la reazione positiva – grazie anche agli acquisti della Bce – c'è stata. Gli spread rispetto ai titoli di Stato tedeschi si sono infatti ristretti in tutti i Paesi: la Francia ha recuperato 13 punti base (ieri sera i suoi titoli decennali rendevano "solo" 1,27 punti percentuali più dei Bund tedeschi), il Belgio ha riguadagnato 27 punti base (a 323), la Spagna 16 (a 421), l'Austria 16 punti base (a 134 punti base). L'Italia a un certo punto recuperava moltissime posizioni, ma in serata c'è stata un'inversione di tendenza.

Vendite in Germania

Eppure, nonostante i barlumi di fiducia verso il nuovo piano franco-tedesco, non c'è ancora molto da gioire: il motivo principale per cui ieri si sono ridotti gli spread va cercato nelle vendite che, da giorni, colpiscono i Bund tedeschi. Tradotto in parole semplici: non sono tanto migliorati gli altri Paesi, ma sono peggiorate le quotazioni dei Bund tedeschi. Una settimana fa i Bund tedeschi offrivano un rendimento dell'1,88%, mentre ieri sera stavano al 2,28%. Questo significa che i prezzi sono scesi e i tassi d'interesse saliti.

Gli investitori, dunque, stanno iniziando a scaricare anche la Germania. I motivi possono essere due. Da un lato – confessa un addetto ai lavori – tanti investitori in vista della fine dell'anno cercano di "cristallizzare" nei bilanci qualche guadagno vendendo i Bund. Dall'altro il mercato potrebbe iniziare a pensare che dall'eventuale unificazione fiscale europea, la Germania possa perdere parte dei suoi attuali privilegi.

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