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Spread e BTp hanno retto l’urto

La tempesta perfetta che aveva terrorizzato i mercati internazionali per ora è domata. Il caos politico non è svanito, ma lo spread è tornato a calare fino a 335, positiva Piazza Affari e la temuta asta del BTp si è chiusa sotto il 5%, tutti segnali che denotano una pausa nell’avversione al rischio che da lunedì si era abbattuta sull’Italia. Neppure la minaccia di Moody’s di ritoccare il rating dell’Italia ha cambiato l’umore al mercato.
Per un giorno le baruffe politiche per la formazione di un nuovo governo, non hanno dominato i mercati, ma le tensioni rimangono: le aperture di Bersani alla coalizione 5 Stelle non hanno fatto breccia su Grillo che ha definito il segretario del Pd «un uomo morto che parla». A soffiare sul fuoco, le parole del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble secondo il quale l’instabilità politica italiana rischia di contagiare l’Europa come era successo con la Grecia. Mitigano le critiche alcuni report delle banche d’affari: Credit Suisse si è detta fiduciosa sulla formazione di una maggioranza perché i partiti non hanno alcun interesse a tornare presto al voto. A sorpresa Bank of America punta sulla coalizione Bersani-Grillo ritenuta difficile, ma positiva per le riforme.
Gli investitori sembrano avere metabilizzato il rischio politico italiano. Il banco di prova è stata l’asta del nuovo BTp a 10 anni, con i tassi tornati ai livelli dello scorso ottobre, ma sotto la temuta soglia del 5% e con ordini sostenuti: il rendimento si è attestato al 4,83%, rispetto al 4,17% dell’asta precedente, mentre sul BTp a 5 anni il tasso è salito al 3,59% rispetto al 2,94 per cento. Forte la domanda di investitori esteri e real money che hanno sottoscritto tutto l’ammontare offerto: il nuovo benchmark decennale ha totalizzato richieste per 6,6 miliardi di euro e un rapporto tra domanda e offerta decisamente oltre la media. Bene ha fatto anche il BTp a 5 anni: gli oltre 4 miliardi richiesti, a fronte dei 2,5 miliardi dell’offerta massima, testimoniano l’appeal che l’Italia possiede sul medio termine, complice anche l’aumento dei rendimenti che ha attirato gli investitori istituzionali. Il mercato secondario ha confermato la distensione in atto: il rendimento del decennale ha chiuso sotto il livello dell’asta al 4,8%, ancora meglio il BoT a sei mesi che collocato martedì scorso all’1,29%, è sceso fino all’1 per cento.
In pochi giorni il mercato ha digerito 19,5 miliardi di euro di titoli governativi italiani, un ammontare enorme anche in condizioni normali. Gli operatori fanno notare che le tensioni scoppiate dopo il risultato elettorale incerto, in realtà erano già montate nei giorni precedenti dopo l’annuncio della Fed di una possibile modifica della politica monetaria a partire da marzo.
La Borsa ha reagito bene alla prova dell’asta complice il miglioramento della fiducia economica nella zona euro. Il Ftse Mib dopo un’apertura incerta, è tornato in territorio positivo chiudendo a +1,76% e l’All Share +1,73 per cento. Le banche hanno recuperato terreno, guadagnando l’1,45%. Positivi Buzzi Unicem (+4,17%), Stm (+4,15%) Prysmian (+4,09%). In calo, invece, Mediobanca (-2,18%), Banca Mps (-2,11%). Scambi per 2miliardi di euro da 3,7 miliardi nella seduta di martedì. Positive le principali Borse europee, sulla scorta della buona intonazione di Wall Street: Parigi ha guadagnato l’1,92%, Francoforte l’1,04%, Londra lo 0,88%, Madrid +1,95 per cento.

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