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Spread e Borse, giornata di tregua

di Luca Davi e Marco Valsania

I mercati dichiarano una tregua, ma restano con il fucile puntato sulla crisi italiana ed europea. L'accelerazione dei tempi di una svolta a Roma impressa dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con la possibilità della scelta entro domenica del nuovo premier, e la nomina in Grecia di Lucas Papademos alla guida di un governo di unità nazionale hanno ridimensionato la corsa degli spread italiani, dando un minimo di fiducia alle piazze internazionali. Ma il differenziale di rendimento tra titoli italiani e tedeschi rimane comunque sopra quota 500, una soglia ritenuta da molti analisti come insostenibile per l'economia italiana.

La riduzione dello spread

Dopo la giornata drammatica di mercoledì, in cui i rendimenti dei principali benchmark italiani avevano raggiunto livelli superiori al 7% su tutte le scadenze, ieri il mercato obbligazionario italiano ha ripreso un po' di fiato. Superato senza troppe scosse lo scoglio dell'asta Bot annuale (5 miliardi interamente collocati a un tasso del 6,087%, si veda pagina 3), lo spread rispetto al Bund a 10 anni è sceso anche sotto la soglia d'allarme dei 500 punti per poi chiudere a 516 punti base. Il piccolo restringimento è riconducibile anzitutto agli acquisti della Bce, che è intervenuta prevalentemente sul tratto 2-3 anni, il più colpito dal sell-off di mercoledì. Il rendimento del benchmark biennale è sceso così al 6,5% dopo essere volato al 7,8%, il massimo dall'introduzione dell'euro. Non tragga d'inganno il fatto che il ritorno del titolo biennale si sia riposizionato sotto quello del decennale (ieri al 6,9%), dopo l'inversione della curva dei rendimenti della seduta precedente. «Il sostanziale appiattimento della curva segnala che il mercato è ancora fortemente in tensione e attende un assestamento politico credibile», spiega un analista obbligazionario. Il mercato sembra insomma «aver segnalato il suo gradimento per una nomina di prestigio finalizzata alla gestione della crisi del debito italiano». D'altra parte, gli operatori non vogliono azzardare eccessi di entusiasmo alla luce di «un quadro politico del paese che non sembra essere ancora del tutto definito, per le incertezze che ancora permangono nell'attuale partito di maggioranza», segnala l'analista. La conferma dello stato di tensione sul debito italiano è giunta ieri dal Mot, il mercato dei titoli di Stato, che ha visto volumi record, con 66.422 contratti scambiati per un controvalore pari a 2,083 miliardi di euro. A tenere sotto pressione i mercati dei bond governativi sono state anche altre incognite: nel pomeriggio si sono diffuse voci di tagli del rating in preparazione per Austria e Francia. All'apparenza un «giallo» fatto di rumors o errori, smentiti nel caso di Parigi dall'agenzia di valutazione del credito Standard and Poor's, ma che sono bastati a spedire gli spread degli Oat francesi a 168 punti, livelli record dell'era euro. Il tutto mentre i credit default swap sul paese d'Oltralpe si sono arrampicati a livelli record.

La reazione delle borse

Gli indici azionari mondiali hanno a loro volta beneficiato, seppur continuando a oscillare nervosamente durante l'intera giornata, dei piccoli passi avanti registrati in Italia e Grecia. Lo Stoxx 600 paneuropeo è passato da un guadagno dello 0,5% in mattinata a una modesta flessione dello 0,42% nel pomeriggio. In evidenza nello Stoxx, ieri, il colosso aerospaziale Eads, che ha guadagnato il 5% sull'onda di un bilancio trimestrale in crescita. Sulle piazze nazionali, l'Ftse Mib a Milano ha guadagnato lo 0,97% e i titoli bancari sono saliti, con UniCredit in rialzo del 3,92% e Intesa Sanpaolo del 2,61 %, in controtendenaza rispetto all'arretramento dello Stoxx bancario europeo in calo dello 0,68 per cento. Anche l'indice Dax tedesco è salito, dello 0,66%, ma altre borse dell'eurozona sono scivolate: a Londra lo Ftse 100 ha ceduto lo 0,28% e a Parigi il Cac 40 ha perso lo 0,34 per cento. Gli investitori hanno dovuto fare i conti anche con nuove previsioni economiche da parte dell'Unione Europea che non escludono una severa recessione.

A Wall Street lo Standard & Poor's 500 è salito dello 0,86%, sostenuto nel finale delle contrattazioni dai chiarimenti di S&P sulla Francia. New York è stata aiutata da dati economici migliori delle attese sul mercato del lavoro, con un declino delle domande di sussidi di dicoccupazione di diecimila unità a 390.000, il livello più basso da sette mesi. Per la stessa borsa americana sono stati però gli sviluppi europei ad apparire incoraggianti, con l'avvertimento che la partita rimane difficile e aperta. «Adesso sappiamo chi è il nuovo premier greco e presto speriamo di conoscere il nuovo primo ministro italiano», ha dettto Art Hogan di Lazard Capital Markets. «Non ritengo che siamo arrivati alla fine del gioco – ha tuttavia aggiunto Mike Ryan, chief strategist di Ubs Wealth Management Americas – C'è ancora troppa incertezza sugli esiti delle manovre. Per i mercati non siamo ancora ad un punto di svolta».
 

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