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Spread e banche sotto pressione

Titoli di Stato e azioni bancarie dei Paesi periferici: sono questi i due asset su cui ieri si sono concentrate le vendite degli operatori. Un movimento anomalo, considerato che il taglio dei tassi annunciato ieri dalla Bce (dall’1% al record minimo di 0,75%) dovrebbe anzi soffiare sul vento degli acquisti di asset rischiosi. E invece così non è andata: il settore bancario europeo ha ceduto l’1,21% e si è rivelato il peggiore d’Europa.

Un movimento questo, che ha punito in particolare la piazza milanese, su cui il peso dei titoli finanziari è decisivo: Milano è caduta del 2,03 per cento. Peggio ancora è andata ai titoli di Stato: i governativi spagnoli e italiani hanno visto aumentare i loro rendimenti (che si muovono in maniera inversa rispetto ai prezzi) rispettivamente di 35 e 21 punti base. Lo spread dei Bonos spagnoli sui Bund tedeschi si è allargato nuovamente oltre i 500 punti mentre il tasso dei BTp ha sfiorato il 6% (chiudendo al 5,95 per cento). Ancora più negativa è stata la performance dei titoli sulle scadenze di breve periodo, quelle più sensibili all’aumento di rischiosità percepita dagli investitori: nel caso dei titoli biennali, infatti, i BTp venivano scambiati sul mercato secondario a un tasso del 3,63%, in rialzo dello 0,3% rispetto alla chiusura di mercoledì, mentre quelli spagnoli, al tasso del 4,44%, risultavano in progresso di 48 punti base.

Perché i mercati hanno reagito male alle parole di Draghi? Per almeno tre ragioni. La prima è che l’Eurotower non ha fatto nulla in più delle attese. L’euforia sui mercati si sarebbe scatenata per un taglio superiore alle previsioni. O per l’annuncio di un’operazione straordinaria, magari di lungo periodo, in grado di restituire un po’ di fiducia. Un po’ come accaduto nel caso della prima maxi-asta Ltro, risalente al dicembre 2011, che diede il via a un rally di diverse settimane. Draghi ha anzi gelato le speranze dicendo che in seno alla Bce, di ipotesi simili, non se n’era neppure parlato.

In secondo luogo, «gli investitori hanno voluto prendere profitto, in attesa delle notizie che arriveranno oggi dal mercato del lavoro americano: se negative, la Fed potrebbe essere spinta a intervenire», spiega Antonio Cesarano, responsabile Market Strategy di Mps Capital Services.

Il terzo motivo, di fatto, è costituito da un clima di sfiducia che serpeggia tra gli operatori rispetto alla decisioni maturate nell’euro-meeting di venerdì scorso. «La strada indicata dai leaders europei – spiega Gabriele Minotti, responsabile del funding e Alm di Credem – è corretta ma i rischi di implementazione sono ancora molto alti». I dubbi riguardano soprattutto la dotazione dell’Esm, il fondo che dovrebbe servire a ricapitalizzare le banche europee in difficoltà (una volta istituita una vigilanza a livello europeo) e comprare gli acquisti di bond sovrani calmierandone così i rendimenti.

A regime l’Esm disporrà di circa 500 miliardi di euro freschi, cui andranno sottratti però gli aiuti per le banche spagnole, pari a circa 100 miliardi. Una cifra che potrebbe dimostrarsi insufficiente di fronte a un contagio più ampio. Per questo motivo, aggiunge Minotti, «mi aspetto che la volatilità continui a rimanere elevata sui mercati sia azionari che obbligazionari». Almeno fino al prossimo vertice dell’Eurogruppo/Ecofin del 9 e 10 luglio, quando potrebbero essere svelati maggiori dettagli sui meccanismi anti-spread.

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