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«Spread, così non si va avanti»

di Nicoletta Picchio

«Chiediamo, vogliamo, esigiamo risposte. Sono necessarie soluzioni chiare. Con uno spread a 500 punti base non si può andare avanti a lungo». È sempre più preoccupata Emma Marcegaglia per il futuro dell'economia italiana. «Siamo un Paese forte, abbiamo un'eccellenza imprenditoriale, marchi straordinari, siamo pronti a fare la nostra parte ma è necessario che il Paese vari le riforme necessarie».

Le riforme, appunto: quelle che la presidente di Confindustria chiede ormai da mesi, con un pressing quasi quotidiano. E sulle quali ha incalzato ancora ieri: vanno fatte, a prescindere dalle evoluzioni della situazione politica. «Che ci sia ancora un governo Berlusconi o no, quello che conta, anche per l'opposizione, è che tutta la classe politica si metta nelle condizioni di realizzare le riforme».

La Marcegaglia ha parlato ieri mattina, durante l'inaugurazione del Salone del motociclo, poco prima del voto alla Camera sul rendiconto generale dello Stato. «Le sorti del governo Berlusconi sarano chiare in queste ore e in questi giorni. Ma non è che i problemi si risolvono solo con il fatto che il governo Berlusconi non ci sia più, le riforme sono urgenti».

Sulle soluzioni politiche da individuare la presidente di Confindustria glissa: «Non sta a noi dire quali decisioni prendere, le sorti del governo saranno decise in Parlamento, c'è il presidente della Repubblica che se ci saranno le condizioni dovrà intervenire». Si sofferma a lungo, invece, sull'emergenza economica e sui continui record dello spread tra titoli di Stato italiani e quelli tedeschi.

«L'andamento dello spread significa una restrizione enorme del credito, che è già in corso, una credibilità molto scarsa sui mercati, una situazione non sostenibile per i nostri conti pubblici». E la Marcegaglia quantifica l'impatto: con questo trend il costo della spesa pubblica è di 8,7 miliardi di euro in più. «Il Paese non può stare in questa condizione, dobbiamo trovare velocemente una soluzione per mantenere le riforme fatte in Europa».

Dopo la conclusione del G20 di Cannes, il nostro Paese è stato messo sotto osservazione: «La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Bce ci controllano perché siamo in parte commissariati. Ma l'Italia non si merita questo, non siamo come Grecia e Spagna, siamo presi in giro da primi ministri che non hanno il diritto di farlo».

Banche e imprese già vivono una mancanza di liquidità: «Con un rendimento intorno al 6% il sistema bancario farà sempre più fatica a finanziarsi e così anche imprese forti e capaci. Questo significa credit crunch, ci può portare a un blocco dell'economia che non ci meritiamo». Una situazione, sottolinea la Marcegaglia, che penalizza la competitività del mondo imprenditoriale.

L'Italia è il secondo Paese manifatturiero d'Europa, motore della crescita: «Le aziende vogliono fare la propria parte, ma è difficile se i competitor si finanziano con spread migliori. Siamo pronti a lavorare con determinazione, ma è necessario che si varino le riforme promesse alle istituzioni internazionali». La sollecitazione della Marcegaglia è di arrivare ad avere «un Paese forte, in cui i mercati abbiano fiducia, che crei benessere e occupazione». E alla domanda se in questo momento acquisterebbe titoli di Stato (un appello lanciato dall'imprenditore Giuliano Melani), la Marcegaglia ha risposto: «Li comprerei, ma allo stesso tempo chiedo che le riforme promesse vengano fatte». Nel manifesto per la crescita messo a punto dalle organizzazioni imprenditoriali si chiedono interventi su cinque punti: spesa pubblica e pensioni, fisco, infrastrutture ed energia, liberalizzazioni e semplificazioni, dismissioni del patrimonio pubblico.

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