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Spread in calo, a segno l’asta BoT

Madrid «aggancia» Roma: differenziale con il Bund a 142 punti – Il Tesoro colloca 6 miliardi di semestrali
La volatilità dei mercati dovuta all’incertezza per le possibili conseguenze del voto al referendum britannico sull’uscita dalla Ue condizionano relativamente la capacità del Tesoro italiano di rifinanziarsi a breve termine sul mercato primario dei titoli di Stato. All’asta di ieri sono stati collocati tutti e 6 i miliardi di titoli in programma anche se i rendimenti hanno inevitabilmente risentito della recente pressione che si è abbattuta sui bond governativi dei Paesi periferici dell’area euro.
Il tasso, che resta in territorio negativo, si è attestato a -0,15% in aumento di 11 punti sull’asta precedente. Il movimento riflette i movimenti che in queste settimane si sono visti sul mercato secondario dove il tasso a 6 mesi è risalito riportandosi, dai minimi storici di maggio (-0,298%), fino a -0,05 per cento. Questa soglia, che risulta il massimo toccato nell’ultimo mese, è stata raggiunta in realtà il 17 di giugno. Cioè prima del voto sulla «Brexit». L’evento, che ha scosso i mercati finanziari globali nell’ultima settimana, ha avuto ripercussioni trascurabili sulle quotazioni dei BoT semestrali sul mercato secondario. Se si esclude una breve fiammata nella giornata di venerdì i tassi semestrali sono scesi costantemente in questi giorni. Lo stesso dicasi per altri titoli a breve scadenza come i BoT a 12 mesi che, dopo la fiammata a -0,0159%, è tornato in questi giorni sotto quota -0,15 per cento. Idem per il titolo biennale, tornato per un istante in territorio positivo nella iper-volatile giornata di venerdì per poi scendere sotto -0,02 per cento. Anche sulle scadenze più lunghe si è visto un movimento analogo.
Ma quella di ieri è stata anche la giornata dell’«aggancio» dei Bonos spagnoli sui BTp italiani: il rendimento dei due decennali si è infatti portato all’1,31%, con lo spread sui Bund tedeschi a quota 142 punti.
Nel complesso il mercato dei titoli governativi viene considerato al riparo dalla volatilità che ha colpito in questi giorni i mercati. Lo scudo che tiene al riparo BoT e BTp, come noto, si chiama Quantitative easing. Il piano di acquisti di titoli di Stato della Bce si conferma una rete di sicurezza per il nostro debito pubblico ma non ci tiene al riparo al 100% dalla speculazione legata ai rinnovati rischi di «balcanizzazione» dell’Europa resuscitati da «Brexit». Non potendo colpire i nostri titoli di Stato il bersaglio si è spostato sugli istituti di credito.
La ragione che favorisce i titoli di Stato, in particolare quelli dei Paesi considerati più solidi come la Germania, è la stessa che in parte spiega le pressioni sulle azioni delle banche: la scommessa di molti in questa fase è che, per tamponare le incertezze e la volatilità dei mercati, le banche centrali siano costrette a mantenere ancora a lungo un atteggiamento espansivo di politica monetaria. Potrebbero esserci dei tagli dei tassi lì dove c’è spazio in questo senso. Come nel Regno Unito ad esempio dove il crollo della sterlina e dei rendimenti obbligazionari governativi lasciano ipotizzare un rinnovato interventismo della Bank of England. E nel resto del mondo con la Bce che potrebbe potenziare le misure già varate in questi mesi e la Fed che, quasi certamente, aspetterà ancora prima di mettere mano alla stretta sui tassi.
Tutto ciò gioca a favore del mercato obbligazionario e contro le banche la cui redditività è pesantemente compromessa dal contesto di bassi tassi di interesse di questi anni. L’incertezza post-voto britannico non fa che accentuare quella sulla durata degli stimoli monetari. Per quanto a lungo gli istituti di credito potranno reggere senza una ripresa sostenuta del margine di interesse? Questa è la domanda che in molti si fanno e che si va a sommare alle molte altre perplessità che riguardano il settore bancario. In Italia ma non solo.

Andrea Franceschi

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