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Spread a quota 84, mai così basso dal 2008

La riduzione dei tassi sul mercato dopo l’avvio del programma di acquisti di titoli pubblici da parte della Bce, è rapidissima. Ieri lo spread tra i Btp decennali e i Bund di uguale durata è precipitato a 84 punti per poi risalire, in chiusura, a 88 punti, con il rendimento del titolo italiano all’1,13% — ma dopo aver toccato l’1,04% — e quello tedesco in lieve salita allo 0,25%. Si tratta dei livelli esistenti prima dello scoppio della crisi negli ultimi mesi del 2008 e del crac della Lehman, che oscurano, si spera per sempre, il picco di 575 punti raggiunto nel novembre del 2011. La caduta dei rendimenti coinvolge l’intera curva delle scadenze. Ieri il ribasso ha riguardato anche la Grecia, finora controtendenza, mentre si è temporaneamente fermato in Germania e negli altri paesi forti dell’Europa. E se le Borse hanno vissuto una giornata di fermo dopo l’euforia di mercoledì, l’euro-dollaro ha raggiunto il minimo da 12 anni a 1,0496, per poi risalire a 1,06. Intanto Benoit Coeuré, membro del direttorio Bce, ha aggiornato le statistiche sugli acquisti nel programma dell’Authority: 9,8 miliardi di euro di titoli di Stato in 3 giorni. 
Ieri l’asta di Btp ha fatto registrare discese di tassi inimmaginabili fino a qualche tempo e anche richieste molto alte. Sul Btp a 3 anni, per esempio, le richieste hanno toccato i 4,7 miliardi e il Tesoro ha collocato l’importo massimo offerto di 2,5 miliardi a un rendimento di 0,15% in diminuzione di 30 punti base da febbraio. Per i Btp settennali, offerti per 3 miliardi, il tasso di assegnazione è risultato pari allo 0,71%, lo 0,50% in meno dell’asta precedente. I Btp a 30 anni, infine, per la prima volta in asta dopo il sindacato di collocamento di gennaio, sono stati aggiudicati (1,75 miliardi con 2,8 miliardi di richieste) ad un tasso dell’1,86%, oltre 140 punti base in meno del collocamento di gennaio. Gli esperti di Intesa Sanpaolo ieri spiegavano che il Tesoro, che nel 2014 ha già risparmiato 6 miliardi, quest’anno «potrebbe realizzare un (ulteriore) risparmio sulla spesa per interessi pari a circa 4 miliardi di euro».
Pur se in rapida discesa i Btp restano saldamente in territorio positivo mentre si apprestano a passare in negativo — e la cosa potrebbe accadere alla prossima asta dei semestrali — i Bot, i titoli nel passato preferiti dal pubblico dei risparmiatori. Certo è già tempo che i Bot people si sono dissolti a fronte di rendimenti che hanno offerto via via guadagni meno consistenti. Anche ora che l’inflazione è ridotta al lumicino, fra imposte e commissione, comprare Bot decisamente non conviene a meno di non essere una banca o un investitore istituzionale. In ogni caso il ministero dell’Economia ha previsto per tempo una clausola di salvaguardia per evitare che il risparmiatore nel comprare un Bot addirittura ci rimetta. E se non ha rinunciato ad applicare le imposte anche su pochi decimi di rendimento, ha abbassato i limiti delle commissioni in modo che i rendimenti non possano mai scendere sotto lo zero. La clausola in realtà potrebbe essere scattata già mercoledì dopo l’asta dei Bot annuali assegnati ad un tasso lordo dello 0,079% nel caso di commissioni massime. Per sintetizzare il Tesoro ha portato le commissioni massime sul Bot trimestrale allo 0,05%, quelle sul semestrale allo 0,10% e sull’annuale allo 0,15% azzerandole nel caso di rendimento nullo o negativo.
Intanto a Francoforte si sta valutando (e la decisione sarà presa al consiglio direttivo del 15 aprile) l’allargamento della lista di istituzione europee i cui titoli possono essere acquistati nell’ambito del programma iniziato lunedì scorso: la Cassa depositi e prestiti potrebbe entrare, unica italiana presente.

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