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Spread a quota 383, volano le Borse

di Vittorio Carlini

La cautela resta d'obbligo. Ieri, però, gli investitori facevano professione d'ottimismo. «Il mercato – era il leit motive – ha finalmente compreso che la situazione in Eurolandia sta cambiando». Un mutamento individuato dagli stessi numeri. Lo spread BTp-Bund, a quota 430 in chiusura di martedì, già nella prima mattina di ieri era scivolato sotto la soglia psicologica dei 400 punti base. Un balzo all'ingiù concluso, alle 18.00, sui 383 basis point. Insomma, una discesa importante che assume ancor più valore se si amplia il periodo dell'analisi: dal picco massimo di 575 punti base, toccato il 9 novembre 2011, la riduzione è addirittura del 33,4 per cento.
Certo, i 171 punti di fine maggio sono distanti. Quello però, sottolineano gli esperti, è un altro mondo. Adesso, la prima soglia di riferimento diventa 373. Cioè, il valore del differenziale subito dopo il varo della manovra salva-Italia del Governo guidato da Mario Monti. Quello stesso Monti che, proprio ieri, ha sottolineato: «Lo spread deve ancora scendere e scenderà».
Già, lo spread. A ben vedere la tensione non si è allentata solo sull'Italia, ma anche sugli altri debiti periferici dell'Unione monetaria. Il differenziale di Madrid, per esempio, è calato da 375 a 301 punti base. Valori assoluti più bassi di quelli italiani che, tuttavia, non raccontano l'intera storia. La differenza tra il rendimento del BTp decennale e il Bonos spagnolo, infatti, è scesa anch'essa: da 96 è arrivata a 82 punti base. Cioè, gli acquisti sul titolo del Belpaese sono stati, in proporzione, maggiori di quelli sul governativo di Madrid.
Uno shopping spinto anche dal ritorno degli istituzionali esteri, che inevitabilmente ha fatto scendere il rendimento del decennale, e non solo. Il saggio del BTp, con scadenza 2012, è diminuito al 5,7% (il minimo da ottobre 2011); quello del quinquennale al 4,43% mentre la duration a due anni ieri rendeva il 3,27 per cento.
«Gli acquisti – fa notare Sabrina Frassi, esperta di reddito fisso per Banca Intermobiliare – si sono spostati sulle scadenze più lunghe. È il segnale, al di là della minore convenienza del carry trade sulla parte breve della curva, che c'è maggiore ottimismo sul futuro del debito italiano».
Certo, il flusso di buy sul decennale «è stato dettato anche da ragioni tecniche» sottolinea Sergio Capaldi, analista di Banca Imi. «Proprio ieri sono scaduti circa 25,8 miliardi di BTp e, giocoforza, chi voleva mantenere invariata la propria esposizione ha dovuto comprare». Inoltre, in previsione del prossimo maxi-finanziamento della Bce (all'1% per tre anni), molte banche hanno fatto incetta di titoli da usare come collaterale.
Aumenta la fiducia
C Ciò detto, però, i movimenti di ieri sui bond dei Paesi periferici non possono ricondursi solo alla speculazione, all'enorme liquidità sul mercato o a motivazioni tecniche. «Bisogna ricordare – dice Capaldi – che non c'è stato l'intervento della Bce: il mercato ha voluto comprare». «Una strategia – fa da eco Fabrizio Fiorini, direttore investimenti di Aletti Gestielle – conseguenza di un mix di fattori». Vale a dire? «Sul fronte italiano, finalmente, gli investitori hanno compreso il valore delle manovre e delle riforme impostate dal G Coverno Monti». Un agire politico che, riportandoci a pieno titolo in Europa, adesso ci lega concretamente alle sorti di Eurolandia. Quell'Unione monetaria dove, seppur tra molti "stop and go", negli ultimi mesi qualche passo in avanti è stato fatto. «Il mercato apprezza la coralità degli interventi: dal maxi-prestito della Bce, che ha tolto pressione alla banche, all'accordo sul "fiscal compact" fino al pros i Ceguo sulla road map per il fondo salva-Stati da 500 miliardi». Senza dimenticare poi, seppure alcuni iniziano a considerarlo una chimera, il sempre più imminente accordo sul debito greco: ieri l'istituto internazionale che raccoglie le banche creditrici di Atene ha detto di attendersi un'intesa «nei prossimi giorni».
I listini mondiali
In un simile scenario, le Borse non potevano che rimbalzare. In Europa, dove lo Stoxx600 ha messo a segno nel mese di gennaio la migliore performance dal 1998, la maglia rosa è stata indossata da Milano (+2,76%). A Piazza Affari, in particolare, è balzato il settore bancario (+6,37%). Quegli istituti di credito che hanno aiutato anche Parigi (+2,09%) e Francoforte (+2,4%). Londra, dal canto suo, è salita dell'1,9%. Positiva poi, nonostante la crescita sotto le stime dell'Ism, la stessa Wall Street: l'S&P500 ha guadagnato lo 0,89%. Alla fine, la seduta di ieri si e conclusa nel migliore dei modi. La speranza? Che non si tratti solo di tattica. E che i movimenti sui titoli, soprattutto italiani, non siano il risultato dell'apertura di posizioni speculative contro altri bond. Magari francesi.

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