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Spread a 417 punti: banche e fondi italiani in acquisto sui BTp

di Morya Longo

Lunedì sera. Ore 22,50 circa. Le agenzie di stampa battono una notizia negativa: la trattativa tra la Grecia e i creditori privati si è nuovamente arenata. Martedì mattina, ore 9,00. Le Borse e i mercati obbligazionari riaprono. Ci si potrebbe aspettare un deciso ribasso, dato che senza un accordo Atene rischia di trasformarsi nella Lehman Brothers d'Europa. Eppure i dolori sono contenuti: le Borse aprono in leggerissimo calo (Piazza Affari segna un -0,3% in apertura), mentre i titoli di Stato italiani riescono addirittura a ridurre lo spread sui Bund tedeschi fino a quota 400 punti base. Solo nel pomeriggio le tensioni si fanno sentire anche sui BTp, che alla fine chiudono la giornata a 417 punti base sopra il Bund, ma in compenso le Borse recuperano terreno: Milano riesce addirittura a chiudere in rialzo dello 0,14%, Madrid limita i danni a -0,33%, Francoforte a -0,27%, Wall Street a -0,1 per cento.
Sembra un paradosso: è da due anni che i mercati tremano per paura del default greco, ma ora che l'incubo rischia di diventare realtà nessuno si scompone. Perché? la risposta, probabilmente, è duplice. Da un lato c'è la sensazione che, nonostante il tira e molla, alla fine la Grecia riuscirà a trovare l'accordo con i creditori. Dall'altro gli investitori, o meglio alcuni di loro, da un paio di settimane stanno investendo in titoli di Stato e in azioni dei Paesi periferici (soprattutto Italia o Spagna) per motivi puramente speculativi.
La domanda, a questo punto, è: gli acquisti sui BTp vengono da tutto il mondo, oppure solo dall'Italia? Una risposta certa non esiste, ma le testimonianze raccolte dal «Sole 24 Ore» vanno in un'unica direzione: principalmente dall'Italia. Insomma: quello di inizio 2012 ha tutto l'aspetto di un rally «self service».
Chi compra i BTp?
Chi a inizio gennaio ha deciso di comprare BTp italiani ha fatto l'affare: secondo i calcoli di Datastream (che tiene conto dell'andamento dei prezzi e del reinvestimento delle cedole), 100 euro investiti in BTp biennali oggi sono 102,52 euro. I guadagni sono stati ancora maggiori per chi ha puntato sui BTp quinquennali (4,98%) o decennali (7,05%). Chi invece avesse investito gli stessi 100 euro sui Bund tedeschi a inizio 2012, avrebbe fatto la scommessa sbagliata: ad oggi la performance è negativa. I 100 euro messi sui Bund decennali oggi sarebbero 98,88 euro. Stesso discorso sulle Borse. Da inizio anno tutte hanno registrato buone performance in Europa. Ma tra le migliori, con un +6,09%, c'è quella di Milano.
A comprare BTp e rischio-Italia sono state innanzitutto le banche italiane. Dopo avere preso in prestito 116 miliardi dalla Bce al tasso dell'1%, per loro è un gioco da ragazzi guadagnare comprando BoT o BTp a breve scadenza: il solo fatto che i titoli italiani rendono più dell'1% assicura il profitto. I tecnici chiamano questo giochetto «carry trade». Ma in realtà è «speculazione». Sta di fatto che, con la benedizione della Bce, le banche italiane sono tornate a comprare BoT e BTp. Questo ha indotto altri investitori a muoversi in scia. Per esempio i fondi italiani: nel 2011 avevano venduto troppo, per cui ora sono incentivati a ricomprare per non perdere il rally. Stesso discorso per la Spagna, che ieri ha anche chiuso con successo le aste sui titoli di Stato: i tassi sono scesi all'1,285% per i titoli trimestrali e all'1,847% per i semestrali.
Ma se si esce dall'Italia e si chiede a Londra o a New York, non si trovano molti compratori. «Vediamo acquisti da qualche assicurazione tedesca o francese», osserva un operatore. Qualcuno riferisce di acquisti sui BoT da parte di banche inglesi (si dice Rbs). Ma nulla di veramente significativo: nel mondo dei fondi non sembra muoversi foglia. «Non ho sentito nessuno parlare di BTp», riferisce un gestore di fondi da Londra. «Io conosco gestori che si vantano pubblicamente di essere ribassisti sull'Italia», gli fa eco un collega.
Rally «self service»
Qualunque sia la nazionalità degli acquirenti, una cosa è certa: l'Italia ne sta beneficiando, perché ora può reperire finanziamenti a tassi d'interesse più contenuti. Per di più se il rally dei BTp e di Piazza Affari dovesse continuare, potrebbe indurre anche i più scettici speculatori internazionali ad accodarsi: se non altro perché se sono esposti troppo sui Bund tedeschi e poco sui BTp, rischiano di perdere tutti i soldi che hanno guadagnato nel 2011 scommettendo contro l'Italia.
Ovvio che non bastano due settimane di rally per far cambiare idea a migliaia di investitori, per esempio in America, che continuano a considerare l'Italia e l'Europa una polveriera. Ma la seduta di ieri dimostra chiaramente che la voglia di vendere è finita (o almeno sospesa), anche in presenza di notizie negative. Eppure i rischi in questo rally «self service» non mancano. Uno fra tutti: le banche italiane, oggi, hanno bisogno di tutto tranne che di riempire i bilanci di nuovi BTp. Nel 2011 era proprio questo il motivo per cui crollavano in Borsa. E poi: un rally che poggia le sue fondamenta sulla speculazione è per sua stessa natura incerto ed effimero.

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