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Spread a 313, minimo da marzo Btp Italia a ruba, Borse in rialzo

Un’altra giornata di euforia sui mercati. A partire dal termometro della febbre, lo spread tra Btp e Bund, sceso a quota 313 punti base, cioè ai minimi da marzo. A sua volta il rendimento del Btp decennale è sceso a sua volta al 4,76%, livello che non vedeva dal giugno 2011. Non basta, in una manciata di sedute il Btp è passato dal rendere il 5,10% al 4,76%; in altre parole, il rendimento è sceso del 6,6%. Insomma, il lancio del nuovo Btp Italia – il terzo – non poteva cadere in un momento più propizio. E sicuramente il contesto favorevole ha contribuito al suo fortissimo successo: ieri ha avuto oltre 5 miliardi di prenotazioni da parte dei risparmiatori (e sembra che si siano aggiunti anche molti istituzionali) quanto aveva raccolto complessivamente nei due giorni precedenti. Oggi si chiude il periodo di offerta da parte del Tesoro e verrà comunicato il tasso cedolare definitivo (per la parte fissa). Dunque, il Tesoro ha già raccolto con questo Btp 10 miliardi di euro, eguagliando le precedenti due emissioni. Questa sarà l’ultima per il 2012 (stavolta il Tesoro ha scelto Unicredit e Mps come “aiutanti” per il collocamento, che può avvenire anche online) ma il responsabile della gestione del debito pubblico, Maria Cannata ha già annunciato che nel 2013 torneranno sul mercato. Molto bene anche le Borse: Madrid ha ripetuto il rally della vigilia (+2,37%) seguita a ruota da Milano (+1,56%) e a distanza da Parigi (+0,76%) mentre Francoforte ha limitato il rialzo allo 0,25%.
Certo, per durare il clima di ottimismo devono dissiparsi in modo stabile i venti di crisi sull’Europa. Ieri il presidente francese Francois Hollande ha dichiarato che l’uscita dalla crisi «è vicinissima» e che l’eurozona «non rischia più un’esplosione» ma ha anche aggiunto che sarebbe opportuno costruire un’Europa a più velocità, creando un’agenda più fitta che coinvolga i leader dell’eurozona. Oggi per l’appunto si apre il vertice dei capi di stato e di governo della Ue. Secondo le prime bozze, il documento finale sottolineerà che occorre lavorare «sul meccanismo unico di sorveglianza bancaria, con carattere di urgenza entro la fine dell’anno». La sorveglianza bancaria nell’eurozona sarà esercitata dalla Bce, che «deve essere in grado di esercitare la supervisione diretta». Inoltre «il Consiglio europeo ribadisce il suo fermo impegno a prendere azioni decise per affrontare le tensioni dei mercati finanziari, ripristinare la fiducia e stimolare la crescita e l’occupazione». Ciò non si tradurrà in misure concrete verso Spagna e Grecia ma la sensazione è che ormai non manchi molto alla richiesta di intervento dell’Esm (fondo anti-crisi) da parte di Madrid (che ieri ha visto allontanarsi lo spettro del downgrade da parte di Moody’s, che ha confermato il rating di ‘Baa3’ nonostante un outlook negativo).
Del resto, alternative all’euro non sono nemmeno ipotizzabili: secondo uno studio della fondazione tedesca Bertsmann l’uscita della Grecia potrebbe costare, nel peggiore dei casi, su scala mondiale fino a 17 mila miliardi di euro di perdite. Non è esclusa infatti l’ipotesi di un effetto domino che potrebbe portare Portogallo, Spagna e Italia alla bancarotta.

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