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Spoleto, ecco la lettera di Hong Kong I commissari:era un’offerta-patacca

SPOLETO.
Vero affare o clamorosa patacca? Cos’era realmente la maxiofferta da 239 milioni di euro che la Nit Holding di Hong Kong mise sul tavolo dei commissari di Banca Popolare di Spoleto tre giorni prima della vendita a Banco Desio? Il quesito è centrale, perché su di esso si appoggia l’esposto di un centinaio di soci della coop Csc che ha convinto la procura a iscrivere sul registro degli indagati, il 3 agosto scorso, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, accusato in concorso con altri sette di corruzione, truffa, abuso d’ufficio.
E’ un fatto che l’operazione gestita dai tre commissari straordinari nominati da Palazzo Koch, Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Nicola Stabile (tutti indagati) abbia fatto perdere alla cooperativa di Spoleto il controllo della Bps. “Abbiamo subito un danno stimabile in 500 milioni di euro — ha spiegato in conferenza stampa Carlo Ugolini, uno dei 21mila soci nonché primo firmatario della denuncia — siamo pronti a una class action per tutelarci”. Secondo loro l’offerta della Nit Holding di Hong Kong presentata il 13 giugno 2014 era la più vantaggiosa, perché ricapitalizzava Bps con 139 milioni, come Banco Desio, e aggiungeva altri 100 milioni per l’acquisto di tutte le quote della coop. «L’hanno scartata senza valutarla », si lamenta Ugolini. Con una nota di ieri i tre commissari hanno definito la vicenda della Nit Holding “una patacca”, perché “la documentazione offerta da tale società, che avrebbe dovuto attestarne la solidità economica, è risultata del tutto inattendibile”. Insomma, falsa.
Repubblica è venuta in possesso di quella documentazione, agli atti dell’inchiesta condotta dal pm Gennaro Iannarone. Ricapitolando. Il 13 giugno Nit fa a sorpresa l’offerta, rifiutata immediatamente per mancanza di “serie indicazioni sulla capacità patrimoniale”. Il 15 giugno, a 24 ore dall’assemblea decisiva che deve ratificare l’accordo quadro con Banco Desio, la holding di Hong Kong manda una lettera a Bps e al Dipartimento di vigilanza della Banca d’Italia, in cui ribadisce la proposta, condizionandola«all’ottenimento da parte di ogni autorità competente di tutti i nulla osta necessari». Per dimostrare di avere i soldi, il direttore Perry Hammer scrive: «Nit Finance Group Cooperatieve U.A., sussidiaria di Nit holding, ha appena dato disposizioni a UniCredit Bank di Mosca di trasferire sul conto corrente di Nit holding presso Bank Austria l’importo di 15 miliardi di euro». Allega la nota informativa della banca di Mosca e chiede di rinviare l’assemblea dei soci. La risposta è ancora negativa.
La Nit Holding ha provato un’operazione identica con il Montepaschi, con medesimo risultato fallimentare. E il rappresentante italiano di Nit, il duca Rodolfo Varano di Camerino, è finito pure sotto inchiesta per «formazione fittizia di capitale». Nonostante quindi un curriculum non proprio edificante, agli occhi di una parte dei soci della coop la Nit continua ad essere la grande occasione mancata. E la procura di Spoleto, pur sottolineando che le ipotesi avanzate nell’esposto — si parla anche di una presunta contropartita per Popolare Vicenza e di cessione anomala di crediti per 95 milioni — sono “tutte da verificare”, ha rilevato che alcuni fatti «coincidono parzialmente o sono in rapporto con quelli di altri procedimenti penali ». Quindi sono da approfondire.
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