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Split payment va alla Corte Ue

Lo split payment è un istituto che mette a rischio l’equilibrio finanziario delle imprese costruttrici. Questa è la motivazione a sostegno della denuncia alla Commissione europea presentata da un gruppo di associazioni del settore edile per sfidare la validità del meccanismo di pagamento dell’Iva.

Lo split payment, introdotto a partire dal 1° gennaio 2015 e, a seguito di autorizzazione delle autorità comunitarie, prorogato fino al 31 dicembre 2020, consente il versamento dell’Iva, da applicare sui lavori effettuati da imprese per conto delle pubbliche amministrazioni, direttamente dalla p.a. all’Erario, senza il passaggio del versamento alle imprese stesse.

Il paradosso, come indicano le associazioni di settore, va a creare una situazione dove le imprese si trovano in una continua situazione di Iva a credito nei confronti dello Stato, «il cui rimborso richiede tempi biblici, che vanno a minare la stabilità delle aziende stesse» afferma un rappresentante delle associazioni.

La denuncia, presentata da una class action del settore delle costruzioni, che va ad unire Ance, Legacoop, Cna costruzioni, Confartigianato edilizia, Confapi Aniem e Federcostruzioni, calcola che lo split payment causerà una perdita di liquidità per le aziende che ammonta a circa 2,5 mld di euro ogni anno.

«Le imprese oltre a essere soggette a tale resistenza, devono sopportare i ritardi cronici dei pagamenti della pubblica amministrazione».
Questi, a loro volta, creano un blocco di liquidità al sistema costruttivo che ammonta a 8 miliardi di euro.

Nel 2017, inoltre, i pagamenti della Pubblica Amministrazione continuano a rappresentare una forte criticità per l’attività delle imprese di costruzioni in Italia, incidendo negativamente sul funzionamento dell’economia, determinando effetti negativi sull’occupazione e sugli investimenti nel settore.

«Tra l’altro, l’obbligo di fatturazione elettronica, in vigore dal 2015 nei rapporti con tutte le pubbliche amministrazioni, è già una misura più che sufficiente per il contrasto dell’evasione dell’Iva», afferma un rappresentante delle associazioni di categoria. «E lo sarà anche di più a partire dal 2019 quando l’obbligatorietà sarà estesa anche tra privati».

Di qui la decisione della filiera delle costruzioni di ricorrere a Bruxelles, in quanto il meccanismo dello split payment viola il principio di neutralità dell’Iva, come riporta il testo della denuncia, cardine delle norme Ue in materia fiscale, a causa dell’insostenibile ritardo con cui lo Stato italiano eroga i rimborsi.

Inoltre, la misura introduce una deroga alla Direttiva Iva non proporzionata perché troppo svantaggiosa per le imprese e con una portata troppo ampia sia a livello temporale che per numero di soggetti coinvolti.

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