Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Spiraglio sui licenziamenti blocco limitato ai settori in crisi

Indietro non si torna. Ma sui licenziamenti si apre lo spiraglio del blocco selettivo per alcuni settori come il tessile, in oggettiva difficoltà. Confindustria non sarebbe ostile. E la politica potrebbe trovare una sintesi, attirando la convergenza della Lega dopo le capriole del leader Salvini. Prima schierato contro il ministro Orlando che aveva tentato una mini-proroga – bocciata da Palazzo Chigi, per le insofferenze di Confindustria – dal 30 giugno al 28 agosto per le grandi aziende. Poi improvvisamente a favore. Infine ancora contro, dopo il confronto a quattrocchi con lo stesso leader degli industriali Bonomi.«Lo sblocco dei licenziamenti dal primo luglio per le grandi aziende non sarà invasivo», dice Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia. «Si può però ragionare su specifici strumenti idonei per i settori in crisi, come il tessile. In questo caso si può anche pensare a un mini-blocco. Ma solo in questo caso. Per gli altri non ha senso». L’ennesimo cambio di linea della Lega? Ne è convinto il responsabile economico del Pd ed ex viceministro dell’Economia Antonio Misiani: «Le giravolte di Salvini sono imbarazzanti. E la maggioranza è frastagliata: Italia Viva e Forza Italia sono contrari alle proroghe, la Lega inaffidabile. D’altro canto la tempistica del decreto Sostegni bis, ora in Parlamento, non collima con le esigenze. Eventuali mini-blocchi non entrerebbero in vigore quando servono, cioè dal primo luglio».Pd e Cinque Stelle – favorevoli a proroghe seppur limitate – sembrano dunque al momento isolati. Il giudizio di Bruxelles, arrivato mercoledì sera nell’allegato tecnico alle Raccomandazioni per Paese certo non aiuta. Lì si dice che il blocco ai licenziamenti italiano in vigore dal 23 febbraio 2020 «non è stato efficace» e «potrebbe anche rivelarsi controproducente» se in vigore «ancora più a lungo» perché «ostacola il necessario aggiustamento della forza lavoro».«Una valutazione non ufficiale della Commissione, solo uno studio », la bolla il ministro del lavoro Andrea Orlando (Pd). Gli economisti di Bruxelles usano il concetto di elasticità dell’occupazione al Pil: per ogni punto di crescita perso, gli occupati italiani si sono ridotti di 0,25 punti percentuali, quasi quanto la media in Europa (0,24), più di Germania e Francia e meno di Spagna e Portogallo. Paesi che non hanno messo in campo le restrizioni italiane. «Osservazioni che anche noi come Ocse facciamo da tempo», commenta Andrea Garnero. «Il dibattito italiano si è concentrato troppo sulla quantità e non sulla qualità, cioè su chi si è scaricata la crisi. I meno protetti: giovani, donne, autonomi, contratti precari».I sindacati però non ci stanno e chiedono la proroga del blocco per tutti al 31 ottobre. «L’Europa sbaglia, non conosce la nostra realtà », dice Luigi Sbarra (Cisl). «Una bugia totale» per Maurizio Landini (Cgil). «Evitiamo ora una catastrofe sociale», esorta Pierpaolo Bombardieri (Uil).

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Nel governo stiamo ancora ragionando.Ci sono Paesi, come quelli del nord Europa, che hanno fissat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ennesima ripartenza per “l’araba fenice” d’acciaio. Probabilmente l’ultima, l’ultim...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sulla prescrizione, tra Cartabia e Bonafede, un accordo si sta profilando come possibile. Può regg...

Oggi sulla stampa