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Spiragli di crescita per i robot

Le macchine utensili cercano il rimbalzo. Dopo la battuta d’arresto del 2013 (-7% la produzione, -6,5% l’export) il settore tornerà a crescere nell’anno in corso, con un recupero del 4,4% nei volumi (a 4,487 miliardi) e del 4,7% nelle esportazioni, con la Germania che, come mercato di sbocco, torna a scavalcare la Cina nei primi tre mesi del 2014, con un balzo del 17,6% contro il -16,3% asiatico. È il quadro tracciato dall’analisi del centro studi di Ucimu, presentata ieri durante l’annuale assemblea dell’associazione. Anche il consumo italiano tornerà di segno positivo (+3,3%). Nonostante l’impegno delle aziende, però, il manifatturiero italiano necessita di un deciso intervento di ristrutturazione. Non bastano la nuova Legge Sabatini e il credito d’imposta del 15% sugli investimenti, che comunque vanno nella giusta direzione. L’assemblea Ucimu ha lanciato ieri la proposta di una «campagna di rottamazione» per il parco macchine italiano, un’iniziativa che permetterebbe maggiore produttività, un miglioramento degli standard di sicurezza sul lavoro e risparmio energetico. L’idea, suggerita dal presidente di Ucimu Luigi Galdabini (ieri confermato alla guida dell’associazione) al sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, poggia le basi sulle evidenze della periodica ricerca del centro studi Ucimu sul parco macchine installato in Italia. «Stiamo raccogliendo i dati in questi giorni – ha spiegato Galdabini –. L’ultima rilevazione, che risale al 2005, già dice, però, che il 25% del parco installato ha più di 20 anni. Se si considera che dal 2008 si è assistito all’arresto dei consumi, non possiamo che dedurre un ulteriore peggioramento».
Il rischio è un arretramento pesante del manifatturiero, che già sta vivendo una fase non brillante. Nel 2013, in particolare, il settore dell’industria costruttrice di macchine utensili, robot e automazione ha registrato un calo su tutta la linea, nonostante conservi una posizione di leadership mondiale, il quarto posto tra i produttori e il terzo per export. L’anno scorso la produzione è scesa del 7% a 4,487 miliardi. Sul ritardo ha pesato sia il calo dell’export (sceso del 6,5% a 3,385 miliardi, indirizzati soprattutto in Cina, Usa e Germania), sia l’ulteriore riduzione dei consumi (-2% a 2,047 miliardi). Scendono dell’8,5% (a 1,103 miliardi) le consegne dei costruttori sul mercato interno. L’import, in crescita del 6,8%, sfiorano invece il miliardo (944 milioni).
Serve un segnale. «Abbiamo accolto con favore l’entrata in vigore della Nuova Sabatini – ha detto Galdabini – in questi primi tre mesi di operatività sta dando impulso ai consumi interni». Positiva inoltre, secondo il presidente, la misura contenuta nel dl 91, relativo al credito d’imposta per investimenti in macchinari, anche se «l’ideale sarebbe che la data di scadenza, posta al 30 giugno 2015, fosse relativa agli ordini raccolti e il termine per la consegna spostato al 31 dicembre: si rischia altrimenti di facilitare gli importatori». Per dare ulteriore impulso alla crescita, Ucimu pensa al rinnovo del parco macchine: «è un segnale per tutto il mondo manifatturiero – ha detto Galdabini –, inciderebbe solo marginalmente sui volumi di vendita dei nostri associati. Crediamo che questa proposta possa e debba essere oggetto di confronto sui tavoli europei, perchè la problematica». D’accordo sull’ipotesi anche il vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis («eseguendo la ricetta europea abbiamo distrutto il mercato interno, ma abbiamo numeri impressionanti dalla nostra: bisogna solo rimuovere i fattori di vincolo che frenano il paese). Enrico Zanetti, da parte sua, ha accolto con favore sia la richiesta di modifica del provvedimento legato al dl 91, sia la proposta di «rottamazione», sottolineando che bisogna lavorare di più anche su «semplificazioni, lotta alla burocrazia, all’evasione».

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