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Spinta all’export con il «trade finance»

Un buon sistema di sostegno bancario è la chiave di volta dell’internazionalizzazione. I grandi gruppi hanno più o meno tutti messo a punto prodotti e servizi per aiutare le imprese che commerciano con l’estero o vanno a investire nei Paesi emergenti. Senza la pretesa di essere esaustivi, abbiamo chiesto ad alcuni istituti di credito quali sono oggi i prodotti e i servizi più avanzati a disposizione delle aziende italiane, specie le Pmi.

«Unicredit – sostiene Francesco Francioni, responsabile Estero e Servizi Italia dell’istituto di piazza Cordusio – negli ultimi 15 anni ha voluto fortemente investire sull’internazionalizzazione. Con la crisi, l’export è sempre di più il punto di forza dell’economia italiana e va sostenuto. Noi possiamo contare su una forte rete estera e una capillare presenza territoriale, con 70 punti e 130 persone dedicate all’estero, che vanno dal cliente a proporre soluzioni, mentre altre 500 svolgono attività quotidiana di supporto alle imprese che lavorano con altri Paesi». Tra i prodotti che Unicredit presenta in esclusiva alla sua clientela (alcune dei quali sono riportati nel tabellone a fianco), c’è Export manager, che aiuta il cliente nella gestione, spiega Francioni, di fatture e incassi.

Per Gianluca Corrias, responsabile servizio internazionalizzazione imprese di Intesa Sanpaolo «Le aziende che esportano o che lavorano con imprese estere ormai da anni, non hanno problemi di fiducia o di rischio di controparte, ma piuttosto esigenze di cassa. Ecco allora che servono prodotti come il nostro Export facile, che consiste nell’acquisto di crediti esteri pro-soluto, per rimettere in circolazione e mobilitare la liquidità». I volumi erogati dal gruppo, aggiunge Corrias, stanno aumentando ma in misura ragionata: «Vogliamo essere certi di finanziare iniziative sostenibili e di proporre prodotti realmente utili, così da ridurre gli imprevisti per chi parte alla conquista dei mercati esteri. Le Pmi hanno soprattutto l’esigenza di coprirsi dai rischi».

In pole position anche Deutsche Bank, la cui rete copre 74 Paesi e per tradizione è fortemente orientata all’internazionalizzazione. In Italia DB ha 57mila clienti small business (Pmi con meno di 150mila euro di fatturato). «Le nostre attività – spiegano a DB Italia – spaziano dalle lettere di credito alla bondistica, alle proposte di prodotti che servono a coprire il rischio di cambio. Ma soprattutto abbiamo prodotti esclusivi e innovativi come Trade flow e Flexible forward, caratterizzati da grande flessibilità».

L’export è oggi il motore principale della crescita economica delle imprese italiane anche secondo Gianluca Lauria, responsabile internazionalizzazione e trade finance di Bnl gruppo Bnp Paribas. «L’integrazione nel gruppo Bnp Paribas – afferma – ha permesso a Bnl di ampliare ulteriormente l’offerta di prodotti e servizi a sostegno delle aziende che vogliano internazionalizzarsi. Cosa chiedono oggi le aziende al trade finance? Non solo finanziamenti, ma anche servizi più complessi. In particolare, è in aumento la richiesta di una gestione delle tesorerie centralizzata. L’obiettivo è semplificare e ridurre gli oneri di gestione legati ai pagamenti provenienti da più Paesi, ma anche aumentare il controllo delle imprese sui flussi finanziari. Solo nel 2011, su queste tipologie di prodotti, abbiamo avviato oltre 100 nuovi progetti con le aziende clienti».

«Le imprese – fa eco Carlo Piana, direttore centrale imprese corporate del gruppo Cariparma Crédit Agricole – hanno spesso bisogno di finanziamenti e di altri servizi utili per potersi internazionalizzare». Tra i servizi offerti da Cariparma (gruppo Credit Agricole) per l’internazionalizzazione, vi sono strumenti per la gestione del rischio di mercato, linee di finanziamento finalizzate a supportare gli investimenti necessari, e una piattaforma dedicata ai servizi di cash management e cash pooling, oltre agli accordi sottoscritti con Simest e con Sace.

«Sono oltre 16mila le Pmi esportatrici da noi seguite – prosegue Piana – con volumi medi in crescita del 23% a fine 2011 rispetto all’anno precedente. Occorre sottolineare il peso dei flussi commerciali export verso i paesi Brics, che rappresentano circa il 17% del totale operazioni export, pari ad oltre il 22% de volumi».

Anche Credem si focalizza soprattutto sui Brics, oltre che su Turchia e Maghreb. «Internazionalizzarsi rappresenta per l’azienda un progetto strategico – dice Giovanna Reggioni, responsabile prodotti e servizi aziende di Credem –. Mettiamo a disposizione dei clienti assistenza nell’analisi e nello studio del mercato, ricerca di opportunità commerciali e supporto alla penetrazione commerciale».

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