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Una spinta ai prestiti dei soci

I finanziamenti dei soci alle srl e alle spa erogati nel corso del 2020 non saranno assoggettati a postergazione. Essi quindi costituiranno, per i soci, crediti chirografari che potranno essere loro restituiti alla stessa stregua dei crediti di pari grado.

È quanto prevede l’articolo 8 del dl n. 23, il cosiddetto decreto liquidità, in attesa di conversione, finalizzato a incentivare i soci a erogare prestiti alle loro società, senza correre il rischio che tali finanziamenti siano sottoposti al preventivo rimborso di tutti gli altri creditori.

Le disposizioni ordinarie dell’art. 2467 c.c. L’art. 2467 c.c. dispone che il rimborso dei finanziamenti dei soci alla società sia postergato a quelli degli altri creditori, quando concessi in momenti in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento. La (copiosa) giurisprudenza intervenuta sul tema in questi ultimi anni ha chiarito che la condizione di inesigibilità del credito ex art. 2467 c.c. può essere eccepita dagli amministratori di una srl nei confronti del socio finanziatore, solo laddove il finanziamento sia stato disposto e il rimborso richiesto in presenza di una situazione di specifica crisi della società. Tale crisi, infatti, comporterebbe che i soci, non conferendo capitale ma assumendo la veste di creditori, verrebbero a traslare il rischio di impresa sugli altri creditori, proseguendo l’attività sociale in danno a questi ultimi (sul tema recentemente nella giurisprudenza di legittimità si veda Cass.15/5/2019 n. 12994 , e nel merito-infra multis- Trib. Milano 6.8.2016; 14.3.2014; 5.2.2014 ecc.;).

Le disposizioni dell’art. 8. È su tale substrato normativo e giurisprudenziale che va letto il contenuto dell’art. 8 del dl 23/2020. A riguardo, anche in relazione alle disposizioni letterali della norma (finanziamenti effettuati), appare in primo luogo da ritenere che i finanziamenti erogati entro il 31/12/2020 siano esclusi dalla postergazione anche quando siano richiesti a rimborso successivamente a tale data. Diversamente, peraltro, una restituzione temporalmente vincolata al 31/12, potrebbe creare problemi insormontabili alle società finanziate in prossimità della stessa scadenza. Ne deriva che, la data del 31/12/2020 sia da interpretarsi come la dead line per l’erogazione dei finanziamenti e non per la loro restituzione che, quindi, ben potrà avvenire anche in epoche successive.

In merito ai tipi di società in cui i soci potranno effettuare il finanziamento senza gli strali del rischio di postergazione, è poi da ritenere che, sebbene l’art. 2467 c.c. sia riferito alle srl, esso valga anche per le piccole spa o meglio per le spa a ristretta base azionaria, cioè quelle in cui il socio possa ottenere informazioni (per conoscere l’eccessivo squilibrio dell’indebitamento della società rispetto al patrimonio netto oppure la reale situazione finanziaria) simili a quelle di cui avrebbe contezza in una srl (in tal senso Cass. n. 16291/2018; Cass. n. 14056/15). Nessun dubbio poi, che la postergazione si applichi (indifferentemente in questo caso al tipo di società finanziata) nei finanziamenti infragruppo da monte a valle, per espressa previsione di quell’art. 2497 quinquies c.c. richiamato dall’art. 8 del dl 23, cioè per i finanziamenti effettuati a favore delle controllate da chi esercita attività di direzione e coordinamento.

Gli effetti operativi della sospensione. In conclusione, concretamente, sulla base della sospensione prevista nell’art. 8 verrebbe meno:

1) l’obbligo di non rimborsare i finanziamenti effettuati nell’anno antecedente la dichiarazione di fallimento. In tal caso deve, ad avviso di chi scrive, ritenersi inapplicabile anche l’inefficacia dell’atto restitutorio, ex art. 64, comma 1 della attuale legge fallimentare.

2) il principio, pacifico in giurisprudenza (Cass.4.2.2009 n. 2706;Trib. Ravenna 20.5.2014; Trib. Mantova 11.4.2013), secondo il quale, nel concordato preventivo i crediti per rimborso dei soci non possano essere inseriti in un piano di cui facciano parte gli altri creditori chirografari. Nei finanziamenti concessi dai soci fra il 9/4 e il 31/12/2020, quindi, entrambi i crediti sarebbero chirografari di pari grado.

Non condivisibile, infine, appare un inciso della relazione di accompagnamento al decreto, laddove si osserva che la norma sulla postergazione di cui all’art. 2467 c.c. subirebbe, in ogni caso, un parziale ridimensionamento per effetto, della entrata in vigore della riforma fallimentare, a seguito della parziale modifica del medesimo articolo con eliminazione dell’obbligo di restituzione del rimborso dei finanziamenti avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società. Tale disposizione, infatti, non è stata cancellata dall’intervento riformatore ma semplicemente «traslata» (come si legge nella relazione di accompagnamento al dlgs n. 14) nell’art. 164 della nuova legge sulla crisi d’impresa, che rende inefficaci nei confronti dei creditori i rimborsi dei finanziamenti soci a favore della società dopo il deposito della domanda cui è seguita la procedura concorsuale o nell’anno anteriore.

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