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Spie più severe per i «grandi rischi»

Un nuovo quadro normativo per la gestione dei «grandi rischi», per ridurre il pericolo di contagio internazionale tra le banche maggiori. La proposta è del Comitato di Basilea ed è contenuta nel documento in consultazione «Supervisory framework for measuring and controlling large exposures» emanato il 26 marzo. L’iniziativa mira anche a rafforzare la disciplina del sistema bancario ombra, per normare attività simili a quelle bancarie svolte da altri operatori meno regolamentati.
Il controllo del rischio di credito è il cuore dell’attività bancaria. L’entità del rischio aumenta in presenza di un’alta concentrazione dell’esposizione su una singola controparte o su un insieme di controparti giuridicamente o economicamente connesse. Se un soggetto si trova in difficoltà finanziarie (per esempio nella raccolta di fondi) e un altro, di conseguenza, potrebbe incontrare problemi analoghi, entrambi, indipendentemente da un rapporto di controllo, formano un unico grande rischio.
La crisi finanziaria ha dimostrato che le banche non hanno sempre controllato correttamente questo fenomeno, mettendo in pericolo la solvibilità della banca e, nel caso di una istituzione finanziaria a rilevanza sistemica, la stabilità dell’intero mercato finanziario.
La regolamentazione sui grandi rischi mira a contenere entro un limite accettabile (rispetto al capitale regolamentare) l’entità della perdita che una banca può subire nel caso di un improvviso default di una controparte affidata di entità rilevante. A questo fine sono definiti sia la nozione di grande rischio, che determina la segnalazione e il monitoraggio dell’organo di vigilanza (esposizione che eccede il 10% del capitale), sia il limite di esposizione massima (dal 10 al 50% del capitale, a seconda degli Stati).
Le norme in esame sono complementari alla disciplina sul capitale delle banche (Basilea 2). Nella determinazione del patrimonio regolamentare (primo pilastro) si assume implicitamente che la banca detenga un portafoglio estremamente frazionato. Nel computo è escluso, in tal modo, sia il rischio di concentrazione sia il rischio di perdita derivante dal repentino fallimento di una singola controparte rilevante che può non essere mitigato o eliminato con un’accurata diversificazione (rischio idiosincratico).
I grandi rischi includono ogni esposizione che richiede un requisito di capitale secondo la disciplina di vigilanza prudenziale; sia quelle rientranti nel portafoglio bancario sia quelle incluse nel trading book. È fuori ambito di applicazione il rischio sovrano che andrà regolamentato con una specifica normativa.
La disciplina ha lasciato agli operatori alcune discrezionalità gestionali. Ne è derivata un’attuazione non omogenea a livello internazionale su temi rilevanti (ambito di applicazione, limiti all’esposizione, metodi di misurazione del valore a rischio eccetera) che il Comitato di Basilea vuole rimuovere.
Il Comitato ha inoltre proposto una revisione della nozione di grande rischio, abbassando la soglia oltre la quale esso va segnalato all’organo di vigilanza (dal 10% al 5%). Da calcolare non più sul capitale regolamentare complessivo ma sul capitale di base (Common equity tier1). Il limite massimo della singola esposizione verrebbe fissato al 25%, confermando la misura vigente nei principali Paesi, tra cui l’Italia. Anche questa percentuale sarà applicata al common equity. L’esposizione massima, quindi, si ridurrebbe per effetto del riferimento a una nozione di capitale più ristretta: una contrazione salutare che potrà avere effetti positivi sul mercato.

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