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Spesometro, vecchio batte nuovo

Fra vecchio e nuovo spesometro un confronto impietoso. Mentre la prima versione della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute prevista dall’articolo 21 del dl 78/2010 in vigore fino al 3 dicembre scorso conteneva tutta una serie di esoneri ed esclusioni finalizzate a «limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti», il nuovo spesometro in vigore dal 1° gennaio 2017 non ammette deroghe finendo per creare, in più di una circostanza, duplicazioni di dati all’interno dell’anagrafe tributaria.

Modalità di invio dei dati. La nuova comunicazione telematica non consente nemmeno quell’invio dei dati in forma aggregata che in molte situazioni aveva permesso a una miriade di contribuenti risparmi enormi in termini di ore di lavoro e di invio di dati. Oggi i dati delle fatture emesse e ricevute dovranno essere, infatti, trasmessi al fisco unicamente in modalità «analitica», dovendo quindi procedere all’invio singolo per ogni documento senza poter raggruppare e consolidare i dati relativi allo stesso cliente o fornitore.

Questo passaggio chiave fra le due normative che si sono succedute nel tempo è facilmente desumibile dal semplice incrocio della descrizione delle operazioni di trasmettere.

Per il vecchio spesometro, infatti, l’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva per le quali è prevista l’emissione della fattura era assolto con la trasmissione, per ciascun cliente e fornitore, dell’importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate, con chiaro riferimento alla possibilità di aggregare i dati relativi a ciascuna controparte. Nel nuovo spesometro invece si prevede l’obbligo di trasmettere telematicamente i dati di tutte le fatture emesse e di tutte quelle ricevute e registrate, escludendo la possibilità di qualsiasi tipo di aggregazione.

Anche la tempistica degli invii si è fatta più serrata. Contro un unico invio su base annuale si è passati a ben quattro comunicazioni su base trimestrale con scadenze annuali che finiscono per duplicarsi con le altre già presenti soprattutto a ridosso dei periodi dichiarativi (mesi da giugno a settembre). Un vero e proprio caos insomma.

Duplicazione di dati. Evidenti le duplicazioni di dati che affluiranno in anagrafe tributaria che l’ultima versione dello spesometro old style aveva in qualche modo provato a eliminare.

Si pensi, tanto per fare qualche semplice esempio, a tutte le categorie di operatori economici obbligati a trasmettere i dati delle operazioni effettuate ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata.

A tale proposito il comma 1-quater dell’articolo 21 sopra richiamato, nella versione in vigore fino al 3 dicembre 2016 prevedeva espressamente che: «Al fine di semplificare gli adempimenti dei contribuenti», l’obbligo di comunicare le operazioni relative alle fatture emesse e ricevute era escluso per i contribuenti che trasmettevano gli stessi dati tramite il Sistema tessera sanitaria.

Questa disposizione fu introdotta per placare le ire di intere categorie di operatori dell’area sanitaria che si erano mostrate del tutto contrarie all’arruolamento forzato alla causa della dichiarazione dei redditi precompilata.

Nello spesometro di seconda generazione in vigore dal 1° gennaio 2017 anche questa semplificazione è andata perduta. Il decreto legge 193 del 2016 non ha riprodotto questa disposizione creando così una duplicazione in anagrafe tributaria degli stessi dati relativi agli stessi soggetti attivi e passivi delle singole operazioni. Il tutto con buona pace della disposizione contenuta nel quarto comma dell’articolo 6 della legge n. 212 del 2000 secondo la quale «al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti o informazioni già in possesso dell’amministrazione finanziaria ».

Vuoti e lacune nell’invio. Ma nel confronto fra le due comunicazioni telematiche succedutesi nel tempo non ci sono soltanto duplicazioni di dati ma anche incomprensibili vuoti nei dati oggetto degli invii.

La nuova versione dell’articolo 21 del dl 78/2010, uscita dopo le modifiche apportate dal famigerato decreto fiscale collegato alla manovra 2017, non prevede più la trasmissione telematica delle operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura (scontrini fiscali, ricevute, etc) che il vecchio spesometro richiedeva come obbligatori quando le operazioni sottostanti erano di importo non inferiore a 3.600 euro, Iva compresa.

Nella nuova versione della comunicazione telematica trimestrale non dovranno pertanto essere inviati i dati relativi alle operazioni per le quali non esiste obbligo di emissione di fattura, come per esempio per tutte le operazioni soggette a scontrino fiscale o ricevuta.

Se la finalità del nuovo spesometro è quella di contrastare con maggiore efficacia l’evasione fiscale questo «vuoto» di informazioni rispetto al passato potrebbe rappresentare un vero e proprio problema. Si pensi, sempre fare un semplice esempio, all’acquisto presso un gioielliere di un oggetto del valore di diecimila euro. Essendo tale acquisto certificato dallo scontrino fiscale i dati dell’operazione non andranno più in anagrafe tributaria con buona pace del redditest e di tutte le presunzioni in materia di accertamento sintetico e tenore di vita.

In attesa del provvedimento direttoriale. Perché il confronto fra le due modalità di trasmissione telematica sia completo occorre comunque attendere il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate che, ai sensi del nuovo secondo comma dell’articolo 21 citato, dovrà stabilire le modalità di invio, in forma analitica, dei dati.

Ovvio però che tale provvedimento non potrà disciplinare situazioni non previste dalla norma né tantomeno derogare agli obblighi disposti dalla nuova versione dello spesometro trimestrale. Anche perché gli spazi di manovra di questa normazione secondaria sono molto ristretti. Mentre nella precedente versione dell’articolo 21, il legislatore, nel rimandare a un futuro provvedimento direttoriale le modalità e i termini di invio, aveva previsto che lo stesso doveva muoversi con la precisa finalità di «limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti», oggi tale preoccupazione è scomparsa e il provvedimento direttoriale non dovrà preoccuparsi dell’impatto che le nuove trasmissioni avranno sui contribuenti e gli intermediari.

L’e-invoicing per sfuggire al nuovo spesometro. Per evitare di incappare negli obblighi del nuovo spesometro trimestrale i soggetti passivi possono optare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni secondo le modalità previste dall’articolo 3 del dlgs 175/2014.

Tale modalità di invio è però opzionale e non obbligatoria. I contribuenti che adotteranno tale alternativa dovranno però trasmettere in via telematica non alcuni dati contenuti nelle singole fatture emesse o ricevute bensì l’intero documento seppur in formato elettronico.

Andrea Bongi

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