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Spesometro, mini-fatture divise

Lo spesometro è in attesa delle istruzioni per l’uso. Aspettando l’emanazione da parte dell’agenzia delle Entrate del provvedimento che fisserà le nuove modalità di trasmissione delle relative comunicazioni, contribuenti e consulenti si interrogano sui contenuti dell’adempimento dopo il restyling del Dl 16/2012. Numerosi sono stati i quesiti posti al Sole 24 Ore. I dubbi manifestati impongono specifiche considerazioni e necessitano di risposte tempestive anche da parte dell’amministrazione finanziaria che proprio in questi giorni sta affrontando al suo interno i processi decisionali per approvare il provvedimento che disciplinerà l’invio di tutte le fatture.
Una prima questione affrontata dai lettori riguarda la gestione delle fatture di importo inferiore a 300 euro. Lo spesometro nella sua nuova versione prevede l’obbligo di invio delle comunicazioni relativamente a tutte le fatture emesse e ricevute senza più alcuna soglia di esenzione (è stato, infatti, abolito con decorrenza dalle operazioni del 2012 il limite pregresso dei 3mila euro). Inoltre, le comunicazioni (il primo appuntamento è il 30 aprile 2013) devono contenere l’anno di riferimento, la partita Iva o il codice fiscale dei soggetti nazionali o per i soggetti non residenti, i dati di identificazione previsti dall’articolo 4 lettera a) e b) del Dpr 605/73, i corrispettivi, l’imposta e il regime Iva dell’operazione.
Infine nell’individuazione degli elementi informativi da trasmettere il contribuente sarà obbligato a far riferimento al momento di registrazione dell’operazione in base agli articoli 23, 24 e 25 del Dpr 633/72 o in mancanza della registrazione di cui all’articolo 6 dello stesso decreto. Le regole qui richiamate mal si conciliano con le semplificazioni previste per le fatture sotto i 300 euro dall’articolo 6 del Dpr 695/1996. In particolare, come segnalato da più parti, per le fatture inferiori a 300 euro le regole di semplificazione del citato Dpr 695/1996 consentono al contribuente di produrre un documento riepilogativo riportante i numeri delle fatture a cui si riferisce, l’ammontare complessivo imponibile delle operazioni e l’ammontare dell’imposta distinti secondo l’aliquota applicata. La conseguente registrazione non avviene, come per tutte le fatture per singola operazione, ma avviene in modo complessivo con registrazione diretta del documento riepilogativo.
Pertanto volendo rispettare le regole dello spesometro, a meno che non si provveda manualmente all’estrazione dei dati, la comunicazione non sarebbe perfetta. Il tema è stato già sollevato dalle associazioni di categoria all’agenzia delle Entrate nei mesi scorsi e la stessa si era dimostrata possibilista per un invio unico delle informazioni in base ai singoli documenti riepilogativi. La soluzione che sembra la più plausibile dovrà, però, essere confermata dal provvedimento in emanazione.
Secondo tema sollevato riguarda gli obblighi di comunicazione dei commercianti al dettaglio quando gli stessi emettono, su richiesta del cliente ovvero su loro scelta, la fattura in luogo dello scontrino/ricevuta fiscale. Sul tema non ci sono dubbi che la lettera della norma non lascia molti spazi di manovra. Infatti, come ribadito anche sul Sole 24 Ore di ieri, in questi casi il contribuente è obbligato a fare la comunicazione senza il limite dei 3.600 euro previsti per scontrini e ricevute. Pertanto il commerciante al dettaglio per gli scontrini e le ricevute terrà buono il limite di 3.600 euro, al contrario per le fatture dovrà inviarle a prescindere dall’importo fatturato. Anche su questo punto si spera in qualche semplificazione che però può essere avallata solo dal provvedimento in emanazione. Sempre sul piano soggettivo va ricordato che l’adempimento riguarda anche le associazioni sportive dilettantistiche di cui alla legge 398/91 sia per le operazioni attive che per quelle passive.

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