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Spesometro, doppione da abolire

di Valerio Stroppa 

Abolire lo spesometro. Con la riduzione a 1.000 euro della soglia per l'uso del denaro contante e con il monitoraggio dei rapporti finanziari da parte del Fisco in vigore dallo scorso 1° gennaio, la comunicazione delle operazioni Iva rilevanti rischia di costituire un doppione inutile e costoso in termini di tempo e denaro per i contribuenti.

Laddove non fosse possibile cancellare l'adempimento, meglio un ritorno all'elenco integrale clienti-fornitori, integrato eventualmente con le operazioni «b2c», ma con una soglia più elevata rispetto a quella attuale. E, in ogni caso, sull'invio dei dati relativi al 2010 non dovrebbero essere applicate sanzioni, in virtù della novità dell'adempimento e dei numerosi dubbi interpretativi emersi negli ultimi mesi. Sono queste le richieste che Rete Imprese Italia ha avanzato nei giorni scorsi con una lettera inviata al direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera. Oggi, intanto, scade il termine per la trasmissione telematica dello «spesometro 2010», ossia delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 25 mila euro fatturate nel corso del 2010. Si ricorda che la deadline originaria del 31 dicembre 2011 è stata rinviata di un mese con provvedimento delle Entrate del 21 dicembre 2011. Le cinque associazioni di artigiani e pmi che aderiscono a Rete Imprese sono compatte nel richiedere un restyling della comunicazione introdotta dall'articolo 21 del dl n. 78/2010. «Alla luce dell'abbassamento a 1.000 euro dell'uso del denaro contante e della possibilità per l'amministrazione finanziaria di consultare l'Archivio rapporti lo spesometro va ripensato», osserva Marino Gabellini, responsabile fiscale di Confesercenti. «La legge n. 180/2011, recante lo Statuto delle imprese, impone alle amministrazioni, tra cui quella fiscale, di valutare preventivamente con le associazioni di categoria l'efficacia dei nuovi adempimenti. Come Rete Imprese abbiamo chiesto la cancellazione dello spesometro. Nel caso in cui non sia possibile, sarebbe preferibile ritornare al vecchio elenco clienti e fornitori. Le diverse esclusioni che l'Agenzia ha via via stabilito sono in realtà delle pseudo-semplificazioni: invece che alleggerirlo, appesantiscono il lavoro da fare». Ciò in quanto gli operatori sono chiamati a valutare ogni singola operazione, per capire se e come questa rientra tra le cause di esclusione. Secondo le cinque associazioni, comunicare l'intero elenco delle transazioni estrapolato dalla contabilità risulterebbe più agevole.

«È indubbio che poter riepilogare le operazioni senza dover ricorrere a soglie quantitative o verificare lo strumento di pagamento utilizzato sarebbe più facile», conferma Beniamino Pisano, responsabile fiscale Casartigiani, «inoltre andrebbe rivista la “modulistica” dell'invio. L'attuale tracciato dell'Agenzia ha creato qualche disagio, non essendo possibile stampare il dettaglio delle operazioni inviate. Un format, basato su specifiche tecniche, che non consente di dare adeguata evidenza al lavoro svolto, soprattutto nei confronti del cliente».

«Abbiamo registrato sul territorio molte richieste di chiarimenti in merito ai contratti collegati e ai corrispettivi periodici», evidenzia Andrea Trevisani, direttore politiche fiscali Confartigianato. «Qualche associazione, inoltre, aveva trasmesso rispettando il vecchio termine del 31 dicembre e in questi giorni ha dovuto provvedere a inviare le comunicazioni sostitutive alle luce dei chiarimenti dell'Agenzia di inizio anno. È necessario mettere mano a questo adempimento e a quello della comunicazione dei contratti di leasing e noleggio per razionalizzare e semplificare. Non è possibile continuare a gestirli secondo le regole attuali».

Nonostante le delucidazioni fornite a più riprese dalle Entrate, è verosimile pensare che i contribuenti e i relativi consulenti abbiano agito senza una totale uniformità. «Le istruzioni hanno fornito risposte su quasi tutti i temi, ma la casistica riscontrata sul campo si è rivelata più vasta delle ipotesi chiarite dalla prassi», spiega Antonio Vento, responsabile fiscalità d'impresa di Confcommercio, «è plausibile ritenere che su situazioni quali le operazioni collegate o frazionate, l'Iva del margine o le note di variazione il committente e il prestatore abbiano comunicato informazioni difformi. Auspichiamo che, in presenza di questi disallineamenti, l'Agenzia sia indulgente e comprenda le difficoltà, come peraltro solitamente accade in queste circostanze». Da qui la richiesta di Rete Imprese di non applicare sanzioni sui dati relativi al 2010. «La comunicazione in scadenza domani (oggi per chi legge, ndr) rischia di rimanere l'unica effettuata con queste regole», precisa Claudio Carpentieri, responsabile fiscale Cna, «per questo chiediamo la non applicazione delle sanzioni, anche in ossequio al principio della buona fede sancito dall'articolo 10 dello Statuto del contribuente. Si rende necessario rivedere i meccanismi dello strumento, attraverso la strada della collaborazione e con il coinvolgimento delle associazioni di categoria».

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