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Spesometro anti-semplificazione

La vicenda dell’elenco clienti e fornitori per il 2012, di cui non conosciamo nemmeno le modalità di compilazione a poco più di due mesi dalla scadenza, è il paradigma di una allucinazione kafkiana degli adempimenti fiscali, la cui utilità è in questo caso inversamente proporzionale al costo per i contribuenti.
L’obbligo di cui parla il lettore nasce da un provvedimento che – in palese contrasto tra obiettivo dichiarato e formulazione normativa – intitola beffardamente «disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie» – sebbene vada a prescrivere la trasmissione di parecchie decine di milioni di record, sicuramente non coerenti con l’enunciato della disposizione. Stiamo parlando dell’articolo 2, comma 6 del Dl 2 marzo 2012, n. 16, convertito nella legge 44 del 26 aprile scorso.
Gli elenchi clienti e fornitori erano stati inizialmente limitati alle operazioni da 25.000 euro, poi ridotti a 3.000 euro. Anche per i primi elenchi l’attesa operativa era stata lunga, in quanto questo adempimento è venuto ad assumere una doppia valenza: tra soggetti di imposta per controllare che la registrazione dell’acquisto da parte del cliente trovi contropartita nella registrazione della vendita o della prestazione da parte del fornitore, verso i consumatori per scoprire le spese rilevanti ai fini della misurazione induttiva della capacità contributiva, cioè del redditometro. A tale scopo l’elenco presenta record nettamente distinti tra clienti soggetti di imposta, identificati con la partita Iva, e clienti privati, identificati con il codice fiscale. Nei confronti di questi ultimi la soglia minima di rilevazione è di 3.600 euro, nell’ideale inclusione dell’Iva allora ad aliquota 20%, ma questo minimale vale per qualunque regime fiscale del bene o servizio acquistato.
La norma del Dl 16 abolisce il limite di 3.000 euro per i casi in cui l’emissione della fattura sia obbligatoria. Ma la fatturazione è sempre obbligatoria nel caso in cui la prestazione, anche nell’abitazione del cliente, sia svolta nell’esercizio di una professione, in quanto l’esonero riguarda solo le operazioni fatte nell’esercizio di impresa.
Si capisce quindi la preoccupazione del lettore, che parla di circa 200 fatture all’anno per un medico, numero che pensiamo possa facilmente raggiungere anche le mille unità. Perché si parla allora di “semplificazione”, in presenza della creazione di un obbligo così costoso? La semplificazione recata dal Dl 16 riguarda i contribuenti di maggior dimensione, completamente informatizzati, che avrebbero dovuto indagare – fuori sistema – se una fattura inferiore a 3.000 euro non andava collegata con un’altra (la cui somma avrebbe raggiunto la soglia) derivante dal medesimo contratto o da un contratto correlato. Ma la disposizione di generalizzazione dell’elenco non tiene minimamente conto del fatto che nel biennio 2010-11 sono state aperte più di un milione di partite Iva, della quali la quasi totalità riguarda soggetti con un livello minimo se non nullo di informatizzazione, che quindi dovranno sostenere una spesa per rivolgersi ai Caf o ai professionisti per la predisposizione di questo elenco.
In attesa di una completa riscrittura della disposizione, l’istanza che viene da moltissimi nostri lettori è una sola, che trova il fondamento nelle disposizioni relative ai registri Iva. Alludiamo alla soglia di 300 euro, che consente di procedere a registrazioni riepilogative: basterebbe una precisazione nell’emanando provvedimento dell’agenzia per il nuovo elenco, che stabilisca la mera facoltatività dell’inclusione delle fatture inferiori a questo importo.
Intanto, con un provvedimento del Direttore delle Entrate è stata disposta la proroga dal 31 gennaio al 3 luglio 2013 del termine per la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva dell’anno 2011 per i gestori di carte di credito. Potrebbe ora profilarsi un rinvio anche per la comunicazione sempre da parte degli intermediari finanziari degli acquisti di importo pari o superiore a 3.600 effettuati nel 2012 (attualmente la scadenza è il 30 aprile 2013). Sempre che la procedura di comunicazione introdotta dal Dl 98 del 2001, quando l’acquirente è un consumatore finale che ha pagato tramite Pos, non venga cancellata del tutto, come da tempo chiedono gli operatori.

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