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Spese recupero crediti cliente: senza Iva se di natura risarcitoria

Escluse da Iva, purché abbiano natura risarcitoria, le somme addebitate al cliente moroso a fronte delle spese sostenute per il recupero dei crediti. È quanto precisato dall’Agenzia delle entrate nell’interpello 74/2019. Le norme di riferimento sono gli articoli 13 e 15 del dpr 633/1972: in particolare, al comma 1 n. 1 dell’articolo 15 viene stabilito che non concorrono a formare la base imponibile Iva «le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente». Ne consegue che, al fine di stabilire l’assoggettamento o meno all’Iva delle somme dovute a titolo di penalità (ritardo/inadempimento) è necessario individuare la relativa «natura giuridica». Pertanto, tenuto conto che le somme corrisposte a titolo di «penale» per violazione degli obblighi contrattuali non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma assolvono, generalmente, una funzione «punitivo-risarcitoria», appare chiaro che le stesse risultano escluse dall’ambito di applicazione dell’Iva per mancanza del presupposto oggettivo (risoluzione 64/E/2004). In altre parole, le somme dovute a titolo di indennizzo o risarcimento risultano: a) rilevanti ai fini Iva, se sono corrispettivi contrattualmente dovuti per una cessione di beni o la prestazione di servizi; b) irrilevanti ai fini Iva, se trattasi di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi contrattuali. Alla luce di quanto sopra, nel caso oggetto di interpello, la natura risarcitoria della penalità risultava dalla presenza nei contratti stipulati con i clienti, risultati poi morosi, di una clausola risolutiva espressa e una clausola penale in caso di inadempimento contrattuale: in caso di inadempimento del cliente, infatti, il fornitore poteva pretendere, a titolo di penale, il pagamento immediato di tutti i corrispettivi nonché richiedere il risarcimento di «ogni danno ulteriore». L’Agenzia ha ritenuto che dette somme addebitate dalla società fornitrice abbiano «natura risarcitoria» e debbano, pertanto, considerarsi escluse dal computo della base imponibile Iva. Un ulteriore aspetto che si vuole, qui, segnalare riguarda la clausola penale apposta nei contratti d’appalto: nella risoluzione n. 91/E/2004 viene chiarito che le somme corrisposte a titolo di penalità (ritardo/inadempimento) sono soggette all’imposta di registro del 3% di cui all’articolo 9 della Tariffa parte prima del Tuir. Tuttavia, prosegue l’Agenzia, tenuto conto che la clausola penale produce i suoi effetti solo a seguito dell’inadempimento dell’obbligazione contrattuale, ai fini dell’imposta di registro trova applicazione la disciplina degli atti sottoposti a «condizione sospensiva»: secondo l’articolo 27 del dpr 131/1986 gli atti sottoposti a condizione sospensiva sono registrati con il pagamento dell’imposta in misura fissa. Di conseguenza, l’obbligazione che scaturisce dalla clausola penale è assoggettata all’imposta di registro proporzionale solo all’avverarsi della condizione o dell’inadempimento dell’obbligazione.

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