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Spese pluriennali sotto controllo

La revisione, da parte dell’Organismo italiano di contabilità, dei principi contabili nazionali è terminata con la diffusione, nella forma di bozza per la consultazione, degli ultimi documenti per i quali i pareri dovevano essere inviati entro il 28 febbraio.
La versione definitiva dei principi contabili, la cui applicazione riguarderà i bilanci 2014, è prevista nei prossimi mesi.
A questo punto è opportuno analizzare quali regole, che non costituiscono novità ma una migliore formulazione di quelle presenti nei principi in vigore, sono utilizzabili per i bilanci 2013. Analizziamo, in particolare, le aree del bilancio più esposte all’attuale periodo di crisi economica che richiedono attenzione da parte di amministratori, sindaci e revisori.
Per esempio, con riferimento alle immobilizzazioni immateriali e, più in particolare, alle spese pluriennali è confermato che l’iscrizione nell’attivo non è un obbligo e può essere effettuata soltanto se è dimostrata l’utilità futura, esiste una correlazione oggettiva con i relativi benefici futuri di cui godrà l’azienda ed è stimabile con ragionevole certezza la recuperabilità tenendo conto del principio di prudenza.
In particolare, i costi di pubblicità sono “di periodo” e possono essere capitalizzati soltanto se soddisfano le seguenti condizioni:
– si tratta di costi eccezionali e non ricorrenti: per esempio, lancio di una nuova attività produttiva, avvio di un nuovo processo produttivo diverso da quelli già svolti;
– sono relativi ad azioni dalle quali la società ha la ragionevole aspettativa di importanti e duraturi ritorni economici risultanti da attendibili piani di vendita.
Invece, i beni immateriali, per esempio marchi e brevetti, sono iscritti nell’attivo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
– sono individualmente identificabili;
– rappresentano generalmente diritti giuridicamente tutelati;
– il costo è stimabile con sufficiente attendibilità.
Un bene immateriale è individualmente identificabile quando è separabile, ossia può essere separato o scorporato dalla società e pertanto può essere venduto, trasferito, dato in licenza o in affitto, scambiato, sia individualmente sia insieme al relativo contratto, attività o passività.
Se il contratto prevede, oltre al pagamento del corrispettivo iniziale, anche il pagamento di futuri corrispettivi aggiuntivi commisurati agli effettivi volumi della produzione o delle vendite, è iscrivibile tra le immobilizzazioni il solo costo pagato inizialmente: gli altri corrispettivi sono imputati nel conto economico. Si tratta di una precisazione che risolve anche il problema fiscale, non potendo il fisco contestare l’integrale deduzione nell’esercizio dei corrispettivi aggiuntivi.
Per le immobilizzazioni materiali l’ammortamento non riguarda fabbricati civili non strumentali e beni la cui utilità non si esaurisce, come terreni e opere d’arte. Inoltre, l’ammortamento cessa quando il valore residuo, anche a seguito di aggiornamento, è pari o superiore al valore netto contabile, situazione che può verificarsi, in particolare, per gli immobili.
Per quanto riguarda il problema della svalutazione delle immobilizzazioni, il nuovo Oic 9 introduce concetti che semplificano quanto previsto nell’attuale Oic 16 e, pertanto, costituisce un’utile indicazione. In particolare, è ora chiaro che è sbagliato il comportamento degli amministratori che, in presenza di perdite di esercizio, cercano di risolvere il problema diminuendo gli ammortamenti, anziché ridurre il costo residuo delle immobilizzazioni al fine di ottenere in futuro minori costi derivanti dall’ammortamento. Per le imprese “minori” la verifica dell’eventuale svalutazione è semplice in quanto basata sulla “capacità di ammortamento”, costituita dal risultato di esercizio al lordo degli ammortamenti che deve “coprire” questi ultimi. Il tutto nell’arco di riferimento, generalmente cinque anni, senza attualizzare costi e ricavi. Dal punto di vista fiscale si segue quanto illustrato nella risoluzione n. 98/E/2013.

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