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Spese mediche, cedolare e lavori in casa: la corsa ai bonus fiscali

Il popolo dei bonus diventa ogni anno più numeroso: sono sempre di più i contribuenti che monetizzano gli sconti fiscali nelle dichiarazioni dei redditi. La conferma arriva dalle statistiche 2020, pubblicate giovedì scorso dal dipartimento delle Finanze. Se si analizzano le agevolazioni più utilizzate dalle persone fisiche, si nota che 16 bonus su 20 hanno visto crescere il numero dei beneficiari rispetto al 2014 (l’ultima campagna dichiarativa prima dell’introduzione della precompilata). Tra gli aumenti maggiori – in valore assoluto – ci sono quelli della detrazione sulle ristrutturazioni edilizie (+3,3 milioni di beneficiari) e sulle spese mediche (+2,7 milioni) e quelli della cedolare secca per i canoni contratti a canone di mercato (+0,9 milioni) e a canone concordato (+0,7 milioni).

Certo, le statistiche delle Finanze fotografano una realtà pre-pandemia, perché si riferiscono alle dichiarazioni presentate nel 2020 e relative all’anno d’imposta 2019. Ma sono utili per inquadrare una delle sfide più delicate che il Governo e il Parlamento si troveranno a dover fronteggiare nel definire la riforma fiscale promessa all’Europa nell’ambito del recovery plan.

È un dato di fatto che negli ultimi anni i contribuenti italiani hanno preso via via più confidenza con i bonus. Assecondati – in questo – dall’irrefrenabile tendenza della politica a introdurre (e annunciare) nuove agevolazioni ad ogni manovra di bilancio. Persino il calo più vistoso può essere in realtà ricondotto alla crescita di un’agevolazione: la riduzione di coloro che deducono i contributi previdenziali, infatti, dipende dal fatto che molti autonomi hanno optato per il regime forfettario: in quest’ultimo caso, i contributi sono scomputati direttamente nel quadro LM del modello Redditi e non sono rilevati dalle statistiche delle Finanze. La fuga verso il forfettario spiega anche l’aumento dell’importo medio della deduzione: complice lo sbarramento a 65mila euro di compensi, sono rimasti all’Irpef i contribuenti con il reddito, e dunque la deduzione, più elevati.

Le modeste riduzioni registrate nel numero dei beneficiari delle detrazioni per lavoro dipendente e carichi familiari, invece, dipendono più che altro dall’andamento generale dei redditi, dalla natalità e della composizione delle famiglie. Detto diversamente, si tratta di bonus che non sono legati a comportamenti di spesa dei cittadini, ma costituiscono elementi strutturali del prelievo. Il che significa che saranno probabilmente esaminati – e se del caso rimodulati – nell’ambito di un intervento su aliquote e scaglioni Irpef. Senza dimenticare che, comunque, la detrazione sui figli fino a 21 anni è destinata a regime a essere sostituita dal nuovo assegno unico (quando questa misura sarà compiutamente attuata).

La crescita del popolo dei bonus è un fenomeno che va di pari passo con la dichiarazione dei redditi precompilata fai-da-te e con la maggior diffusione del modello 730 a scapito del modello Redditi PF e della semplice certificazione unica (si veda Il Sole 24 Ore del 10 maggio scorso). È logico pensare che trovarsi molte spese potenzialmente detraibili già caricate nella dichiarazione predisposta dal Fisco abbia aumentato la consapevolezza da parte dei cittadini, accelerando la collezione degli scontrini e delle ricevute di spese detraibili.

Il principale fattore di promozione, però, è la leva normativa. Vale a dire la scelta del legislatore di istituire i bonus e mantenerli nel tempo. Ci vuole un po’ di adattamento iniziale, ma poi le occasioni di risparmio fiscale si fanno spazio tra i contribuenti: basta seguire i saliscendi dell’ecobonus, che è stato più volte ritoccato negli anni e ha sofferto la concorrenza della detrazione sul recupero edilizio. Ad ogni modo, è soprattutto quando la disciplina è rimasta invariata nel tempo che si coglie la crescita graduale delle agevolazioni, anche le più piccole: emblematico il trend della detrazione sulle spese di intermediazione immobiliare, tutto sommato immutabile nonostante i grandi movimenti del mercato (e, se mai, c’è da chiedersi che senso abbia un bonus che vale al massimo 190 euro su una spesa di 1.000, quando le commissioni sono mediamente più alte).

In prospettiva, sarà interessante vedere – nelle statistiche pubblicate l’anno prossimo – quanti italiani avranno perso i bonus per colpa dell’obbligo di pagare con mezzi tracciabili le spese detraibili al 19 per cento. E quanti avranno sfruttato in dichiarazione dei redditi il bonus facciate e il superbonus, entrambi scattati nel 2020. E ancora, come sarà cambiato il mix delle spese detraibili nel 2020. La riforma fiscale, però, arriverà ben prima delle prossime statistiche fiscali: entro il 31 luglio è atteso il disegno di legge delega e da lì partirà l’esame parlamentare.

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