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Spese legali, parola a Ctp e Ctr

Spetta alle commissioni tributarie decidere anche le controversie sulle spese legali che scaturiscono dalle liti tra contribuenti e enti impositori. Sono devolute alla giurisdizione di Ctp e Ctr tutte le controversie su ogni accessorio relativo ai tributi nazionali e locali. Lo hanno stabilito le sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 14554, depositata il 13 luglio scorso.

Le sezioni unite chiariscono che nell’ambito della giurisdizione tributaria rientrano non solo tutte le cause sui tributi nazionali e locali, ma anche «ogni altro accessorio» e, dunque, anche le liti che hanno a oggetto il pagamento delle spese legali, liquidate dagli stessi giudici tributari.

Secondo i giudici di piazza Cavour, le espressioni utilizzate dal legislatore, quali «ogni altro accessorio» o «altri accessori», per la loro latitudine ricomprendono, «senz’altro, le spese processuali».

Si tratta, in effetti, di un accessorio maturato nel corso del processo che si è svolto innanzi alle commissioni tributarie. Del resto, è stato già affermato in passato che rientrano nell’ambito di cognizione del giudice tributario anche l’esame delle domande relative agli interessi e alla rivalutazione monetaria. Ciò trova ulteriore conferma, come indicato nella motivazione della sentenza, nell’articolo 2 del decreto legislativo 546/1992 che gli attribuisce il potere di decidere in ordine al contenzioso relativo agli interessi e altri accessori e, quindi, di pronunciare sentenze di condanna al risarcimento del maggior danno da rivalutazione monetaria. Tra l’altro, precisa la Cassazione, tra gli atti impugnabili elencati dall’articolo 19 dello stesso decreto è contemplato il diniego di rimborso di tributi o altri accessori.

Oltre che sulle domande rivolte a ottenere la liquidazione delle spese processuali, il giudice tributario è competente a giudicare in ordine a quelle dirette a ottenere il risarcimento del danno da svalutazione monetaria sulle somme indebitamente versate o trattenute dal fisco. La Commissione tributaria regionale di Bari (sentenza 127/2003) ha ritenuto che sussiste la giurisdizione atteso che non vi è alcuna disposizione che riserva al giudice ordinario le questioni riguardanti i cosiddetti «diritti patrimoniali consequenziali». La giurisdizione si estende a tutte le controversie riguardanti i rimborsi, la riscossione e le sanzioni e a ogni altra questione, che può essere risolta in via incidentale, da cui dipende la decisione delle controversie stesse, fatta eccezione per quelle in materia di querela di falso e sullo stato e la capacità delle persone, diversa dalla capacità di stare in giudizio. Sono soggette alla giurisdizione le controversie concernenti le sovrimposte e le imposte addizionali, nonché gli interessi e altri accessori.

Difesa tecnica e liquidazione delle spese. Nel processo tributario le parti private non possono stare in giudizio se non con l’assistenza di un professionista iscritto ad apposito albo, tranne che per le controversie di modesto valore, vale a dire quelle fino a 2.582,28 euro. L’articolo 12 del decreto legislativo 546/1992, prevede che le parti, diverse dall’ufficio del ministero delle finanze o dall’ente locale, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato. L’assistenza tecnica può essere svolta non solo dagli avvocati ma anche da altri professionisti (dottori commercialisti, ragionieri e via dicendo), di cui alcuni con competenza parziale. Nel ricorso deve essere indicato l’incarico affidato al professionista, proprio al fine di verificare se questo esorbiti dalle materie espressamente elencate, nelle ipotesi di competenza parziale. Secondo la Cassazione (sentenza 5188/2000) ogni attività processuale svolta da difensore non abilitato, dovendo ritenersi effettuata in assoluta carenza di potere, è radicalmente nulla e può essere equiparata alla fattispecie di mancanza di sottoscrizione del ricorso, cui consegue l’inammissibilità.

Il giudice ha ampi poteri in materia di liquidazione delle spese per l’attività svolta dal professionista e non è condizionato dalle richieste delle parti. Può condannare la parte soccombente al pagamento di onorari e spese in misura diversa, anche maggiore rispetto a quanto preteso dalla parte vittoriosa, senza incorrere nella violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. L’unico limite per il giudice è rappresentato dal tariffario professionale. L’articolo 15, comma 2-bis, del decreto legislativo 546/1992 dispone, poi, che nella liquidazione delle spese a favore dell’ufficio del ministero delle finanze, nei casi in cui è assistito dai funzionari della stessa amministrazione, o a favore dell’ente locale, se assistito da propri dipendenti, si applica la tariffa vigente per gli avvocati e procuratori, con la riduzione del 20% degli onorari di avvocato. Le spese del giudizio sono liquidate con la sentenza. La riscossione delle somme, relative alle spese di giudizio liquidate a favore dell’ufficio del ministero delle finanze o dell’ente locale, avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.

Soccombenza e spese giudiziali. Prima della riforma del processo tributario del 1992 era esclusa l’applicazione degli articoli da 90 a 97 del codice di procedura civile. Questa regola faceva venire meno il principio della responsabilità delle parti per le spese e i danni processuali. Nella disciplina attuale, invece, la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza. La Cassazione ha affermato che per soccombenza in senso oggettivo deve intendersi la difformità tra la domanda della parte e la pronuncia; invece, per soccombenza in senso causale si intende la difformità tra la pronuncia e la pretesa della sola parte che abbia reso necessario il processo, altrimenti evitabile. In quest’ultimo caso è necessario che la parte venga sanzionata.

Non c’è dubbio che la possibilità di conseguire la ripetizione delle spese processuali dà alla parte vittoriosa maggiori garanzie per la difesa della propria posizione processuale. Soprattutto dopo che è stato introdotto l’obbligo della difesa tecnica. E non va dimenticato che dal 2011, per adire la commissione tributaria, si paga anche il contributo unificato.

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