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Spese legali al difensore se lo prevede la procura

di Antonio Iorio

Le spese legali si rimborsano al contribuente vittorioso mentre vanno al legale solo se lo prevede la procura difensiva. Sanzioni definibili anche con adesione negativa. Più chiarezza sul contributo unificato mentre restano perplessità sul reclamo che scatterà da aprile. È quanto emerge dalle risposte fornite dall'agenzia delle Entrate nel corso di Telefisco 2012.
La soccombenza
D'ora in avanti, la linea da seguire per ottenere il rimborso delle spese legali liquidate dal giudice a carico dell'amministrazione è abbastanza chiara anche se non sempre facile da percorrere. Nel processo tributario, l'articolo 15 del Dlgs 546/92 dispone che la parte soccombente sia condannata a rimborsare le spese legali liquidate con la sentenza.
L'Agenzia ha preliminarmente chiarito che – ai sensi dell'articolo 69 del Dlgs 546/92 – le spese del giudizio sono esigibili dall'ente impositore o dall'agente della riscossione solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza che le ha liquidate. La norma, quindi, dispone quando è possibile procedere alla richiesta, ma non precisa se il destinatario del pagamento debba essere la parte vittoriosa o il suo difensore.
La Cassazione, con le sentenze 22787/2011 e 16037/2010, ha riconosciuto implicitamente l'applicabilità dell'articolo 93 del Codice di procedura civile (rubricato «Distrazione delle spese») in base al quale «il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate».
Sul punto, la circolare 203/E/1994 specifica che ai fini Irpef il soggetto soccombente condannato al pagamento degli oneri e delle spese assume lo status di sostituto di imposta (articolo 25 del Dpr 600/73). Ai fini Iva è diverso il trattamento se la parte vittoriosa sia soggetto privato o soggetto passivo di imposta (impresa ovvero professionista).
Così, quando il contribuente è un privato, il soccombente è tenuto anche al pagamento del l'Iva relativa alle spese liquidate. L'avvocato, pertanto, è obbligato a emettere fattura nei confronti del proprio cliente ed evidenziare che il pagamento avviene (sia per l'onorario sia per l'imposta) con denaro fornito dal soccombente.
Se il soggetto vincitore è impresa o professionista, potendo detrarre l'imposta (articolo 19 del Dpr 633/72), il soccombente deve versare solo l'importo relativo all'onorario del difensore e alle spese processuali, e non anche quello relativo al l'Iva. Quest'ultimo è, infatti, dovuto per rivalsa del proprio cliente. In estrema sintesi, dunque, il difensore potrà richiedere direttamente all'amministrazione il pagamento delle spese di lite liquidate solo se previsto dalla procura e quindi dalla sentenza. Procederà con fattura intestata al proprio cliente evidenziando che il pagamento è avvenuto direttamente dalla parte soccombente. Otterrà gli onorari liquidati oltre all'Iva, nel caso il contribuente sia soggetto privato; otterrà solo gli onorari liquidati, nel caso in cui il contribuente sia impresa o professionista, poiché quest'ultimo può detrarre l'Iva della fattura del difensore.
La definizione
Altro chiarimento arrivato a Telefisco riguarda la possibilità di definire le sanzioni anche quando il tentativo di adesione si sia concluso negativamente. Le Entrate hanno fornito la corretta interpretazione del l'articolo 17 del Dlgs 472/97. La disposizione prevede la possibilità di definire le sole sanzioni, nel caso di proposizione del ricorso, lasciando, così, la lite pendente relativamente alle imposte.
La circostanza potrebbe rilevarsi interessante per il contribuente poiché, in caso di soccombenza nella causa, le sanzioni non definite sono dovute in misura piena. Il dubbio nasceva dal fatto che alcuni uffici locali non permettessero tale possibilità nel caso fosse stata presentata istanza di accertamento con adesione, prima dell'impugnazione dell'atto. L'Agenzia ha definitivamente chiarito la questione. L'articolo 17 non dispone alcuna specifica preclusione in relazione all'adesione, come invece avviene per l'acquiescenza (articolo 15 del Dlgs 218/97). Dal tenore letterale dell'articolo 17, si evince solo un mero rinvio ai termini di proposizione del ricorso. Pertanto, entro i 60 giorni, in via ordinaria, o entro i 150 giorni, la presentazione dell'istanza di adesione consente di definire le sole sanzioni.

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