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Spese, i limiti per opporsi al decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo è sempre l’ultima spiaggia per l’amministratore che, di regola, cerca di ricondurre alla ragione il condòmino debitore senza ricorrere all’autorità giudiziaria. Ma può accadere che il debitore abbia le sue buone ragioni per opporsi al pagamento nel lasso di tempo consentito dalla legge. L’amministratore, quindi, può e deve ricorrere al procedimento monitorio (articolo 63 delle Disposizioni di attuazione del Codice civile), cioè ottenere un decreto d’ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione ogni qualvolta un condomino sia moroso rispetto alle quote addebitategli a seguito di approvazione del bilancio e del piano di riparto delle spese, da parte dell’assemblea dei condomini, «entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito esigibile è compreso, anche ai sensi dell’articolo 63, primo comma Disp. att. Cc» (articolo 1129 del Codice).
Il problema riguarda proprio l’opposizione. Per la Cassazione (sentenza 6236/2014) «l’articolo 63 citato non può mai estendersi a questioni relative all’annullabilità o alla nullità della delibera condominiale di approvazione delle spese, delibera che dovrà essere impugnata separatamente ex articolo 1137 Cc». Quindi, opponendosi al decreto, il condòmino non può impugnare anche la delibera che, con il sì al bilancio, abbia automaticamente autorizzato l’amministratore a chiedere il decreto ingiuntivo stesso. Sempre secondo la Cassazione (sentenza 19605/2012), può solo far valere questioni di efficacia ma non validità della delibera.
La delibera, infatti, costituisce titolo di credito del condominio e nel giudizio di opposizione allo stesso legittima anche la condanna del condomino a pagare le somme ingiunte, essendo l’ambito del giudizio ristretto alla sola verifica della esistenza e della efficacia della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere, non coinvolgendo minimamente la sua validità.
Tant’è che non possono essere invocati eventuali vizi invalidanti la predetta delibera «atteso che il giudice dell’opposizione al decreto non ha facoltà di interferire nel merito e non avrebbe potuto, neppure incidenter tantum, rilevare l’invalidità delle delibere impugnate» (Cassazione sentenza n. 19605/2012).
L’impugnazione della delibera deve essere invece effettuata in separata sede, così da dare origine ad autonomo processo. Tuttavia, se ricorrono le condizioni (per esempio non siano decorsi i trenta giorni per l’impugnazione dall’approvazione della delibera per i vizi di annullabilità), il condòmino, in sede di giudizio di opposizione, può formulare domanda riconvenzionale finalizzata a ottenere l’invalidazione della delibera e, di conseguenza, l’annullamento del decreto. Tuttavia impugnare la delibera non influisce, né condiziona il giudizio di opposizione sino al suo passaggio in giudicato (Tribunale di Roma, sentenza 7176/2012), cioè non sia più assoggettabile ai mezzi ordinari di impugnazione, o perché sia scaduto il termine per poterlo fare, o perché siano già stati esperite tutte le impugnazioni possibili, per cui il giudice non può nuovamente pronunciarsi su quella sentenza che abbia esaurito la serie di possibili impugnazioni.

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