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Spese extra per i figli con l’accordo pre-divorzio

di Paolo Russo

Il preventivo accordo tra genitori divorziati in merito alle spese straordinarie dei figli, contenuto in separata scrittura privata sottoscritta dalle parti prima della separazione personale dei coniugi, risulta vincolante anche se è richiamato solo nelle motivazioni, e non nel dispositivo, della sentenza che pronunzia la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Corretta, dunque, la decisione di revocare il decreto ingiuntivo emesso in favore della moglie, relativo alle spese ortodontiche del figlio a lei affidato, qualora esse non siano state preventivamente concordate con il marito.

Lo ha chiarito la prima sezione della Cassazione (sentenza n. 9376/11) che, nel confermare la decisione della Corte territoriale campana, ha giudicato correttamente rispettato dai giudici di merito il principio di diritto secondo cui l'esatto contenuto di una sentenza deve essere individuato con un esame complessivo della pronunzia, ossia non del solo contenuto del dispositivo, bensì anche della motivazione, che rivela l'effettiva volontà del magistrato giudicante. Nella fattispecie, una signora napoletana, divorziata da anni e madre affidataria del figlio nato dall'unione con l'ex-coniuge, otteneva dal tribunale del capoluogo l'emissione in suo favore di un decreto ingiuntivo teso a richiedere all'uomo il pagamento della metà delle spese dalla stessa sostenute per le cure dentistiche del figlio. Il padre avanzava opposizione avverso detto provvedimento, deducendo in giudizio la circostanza secondo cui, contrariamente a quanto avvenuto, tutte le spese di maggiore interesse concernenti la prole, in virtù di un accordo intervenuto tra i genitori due anni prima della separazione personale dei coniugi, dovevano essere concordate dalle parti. Ciò nonostante, l'istanza dell'uomo veniva rigettata in primo grado, per essere al contrario successivamente accolta dalla Corte di Appello, che revocava il decreto emesso in favore della moglie.

In particolare, i giudici partenopei avevano ritenuto pienamente «operante la disposizione secondo cui le spese straordinarie, come quella relativa alle cure ortodontiche de quibus, dovessero essere preventivamente concordate fra le parti». La donna, peraltro, aveva contestato che, nel dispositivo della sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, non fossero presenti specifiche statuizioni ovvero richiami a detto accordo in materia di spese straordinarie. Di contrario avviso, invece, la Corte territoriale, secondo cui il riferimento, contenuto nella parte inerente le motivazioni della sentenza di divorzio, a "quanto concordato tra le parti", doveva indubbiamente ritenersi inerente proprio a quegli accordi intercorsi tra i coniugi prima della loro separazione e formalizzati in apposita scrittura privata.

Nel confermare la sentenza della Corte di appello, e richiamati appositi propri precedenti giurisprudenziali (tra le altre, le sentenze della Cassazione n. 15585/07, n. 360/05 e n. 1323/04), la Cassazione ha ritenuto correttamente applicato, ad opera dei giudici di merito, il principio secondo cui «nell'ordinario giudizio di cognizione, l'esatto contenuto della pronuncia va individuato non alla stregua del solo dispositivo, bensì integrando questo con la motivazione nella parte in cui la medesima rivela l'effettiva volontà del giudice».
 

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