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«Spese di regia», sì alla deduzione

La mancanza di personale dedicato allo svolgimento di determinate funzioni aziendali è circostanza idonea a giustificare l’inerenza – e quindi la deducibilità – dei costi sostenuti per prestazioni ricevute dalla casa madre. In queste circostanze i servizi prestati dalla capogruppo non duplicano funzioni svolte dalla società italiana. A stabilirlo sono i giudici della della Ctr Lombardia, con la sentenza 123/36/2015 depositata lo scorso 20 gennaio (presidente Borgonovo, relatore Chiametti), che ha respinto l’appello della Direzione regionale Lombardia, confermando in pieno la sentenza di primo grado.
La questione origina da un avviso di accertamento con cui la Direzione disconosceva, per difetto di inerenza, la deducibilità dei costi – e la detraibilità dell’Iva – relativi a «spese di regia» sostenuti da una Sgr appartenente a un gruppo bancario multinazionale.

 

La difesa
La società italiana, da quanto emerge dalla lettura della sentenza, supportava la legittimità del proprio operato ponendo l’accento sull’assenza di personale idoneo a svolgere i servizi oggetto di riaddebito dalla casa madre. La società dimostrava in particolare di avere una struttura operativa molto snella e di disporre esclusivamente di personale adibito a svolgere le attività tipiche della gestione del risparmio (attività d’amministrazione dei fondi, di fund management, di segreteria, e così via).
I costi dei servizi infragruppo sostenuti si riferivano, invece, ad attività diverse (funzioni strategiche, attività pubblicitaria, consulenza, gestione della contabilità e predisposizione del bilancio).
Si tratta di attività necessarie, ma che la società italiana non poteva svolgere con la propria struttura, e quindi venivano rese dalla casa madre. Se i servizi non fossero stati resi dalla capogruppo, la controllata li avrebbe comunque dovuti acquisire da soggetti terzi.

 

Le altre prove
Per supportare l’inerenza dei servizi relativi alle funzioni strategiche veniva inoltre dimostrata la costante partecipazione di rappresentanti della capogruppo estera (o di sue controllate) alle riunioni di un comitato consultivo che operava all’interno della Sgr. Sotto il profilo documentale, i servizi erano supportati da un cost contribution agreement e da varia documentazione contabile ed extracontabile. L’esistenza e congruità dei costi erano, inoltre, confermati dall’attestazione di un revisore indipendente. In sintesi, le spese soddisfacevano tanto i requisiti previsti dalla disciplina Ocse in materia di tranfer pricing quanto i requisiti di certezza, inerenza e congruità richiesti dall’articolo 109 del Tuir.

Le conclusioni

Queste circostanze, secondo i giudici lombardi, sono idonee a dimostrare che le prestazioni fornite dalla capogruppo hanno generato un’utilità concreta, senza limitarsi a una mera shareholder activity.
La sentenza conferma una linea giurisprudenziale in via di consolidamento (si veda la sentenza di Cassazione 4510/2013), volta a riconoscere la deducibilità dei costi infragruppo, non tanto sulla base di documentazione cartacea – spesso di difficile reperibilità – ma piuttosto in base all’esito di un’analisi funzionale a dimostrare l’interesse dell’impresa residente a ricevere le prestazioni.

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