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Spese di giustizia, Italia fanalino

In Italia le spese di giustizia coprono il 10% dei costi dei tribunali. La media dei paesi europei è invece del 28,3%, anche se i rispettivi estremi differiscono notevolmente, passando dallo 0,8% della Svezia al 76,7% della Serbia. Mentre aumentano, anche in Italia, i cittadini che stipulano assicurazioni nel ramo della tutela legale. È quanto emerge dal rapporto 2012 del Cepej, la Commissione europea per l’efficacia della giustizia, che dal 2002 diffonde il report internazionale per la comparazione dei sistemi-giustizia dei 47 paesi appartenenti al Consiglio d’Europa (anticipato da ItaliaOggi del 21 settembre scorso).

In quasi tutti gli stati gli ordinamenti nazionali prevedono che chi intende adire una causa civile deve corrispondere tasse o spese di giustizia (quali per esempio il contributo unificato). In alcuni paesi, in particolare Belgio, Cipro, Portogallo, Serbia, Svizzera e Irlanda del Nord, il «balzello» è previsto anche per talune tipologie di procedimenti penali. Nel 2010, annualità alla quale è riferito il rapporto Cepej, erano solo due le nazioni che presentavano un accesso totalmente gratuito alla giustizia: Lussemburgo e Francia. Quest’ultima, tuttavia, nel corso del 2011 ha modificato tale normativa, introducendo un contributo di 35 euro a partire dal 1° ottobre 2011. Ogni singolo stato, tuttavia, dispone di regole ad hoc: in Grecia, per esempio, l’esenzione da tasse e bolli è garantito solo a coloro che hanno diritto al patrocinio a spese dello Stato, in Ungheria l’onere scatta nei casi penali perseguibili su denuncia di parte e per le cause civili, mentre in Svizzera nei procedimenti penali il pagamento è richiesto solo a partire dall’appello. Altre forme di esenzione connesse particolari categorie di soggetti si registrano in Belgio, Andorra, Croazia, Finlandia, Turchia e Scozia, mentre agevolazioni in favore di invalidi, disabili e vittime di guerra sono previste in Bosnia, Croazia, Estonia e Ucraina.

E l’Italia? Con un quoziente tra ricavi della giustizia e costi dei tribunali pari al 10,8%, il Belpaese si piazza al 29° posto su 34 paesi che applicano gli oneri del giudizio alle cause civili. La posizione in classifica non cambia se al denominatore viene posto il costo dell’intero sistema giudiziario per il bilancio dello Stato (tribunali, procure e gratuito patrocinio): in questo caso, la percentuale dell’Italia scende al 7,4%, contro una media complessiva del 22,3%. Da notare come in cima alla graduatoria si posizioni l’Austria, che con un risultato del 109,9% riesce non solo ad avere una macchina della giustizia a costo zero, ma addirittura a ottenere un «profitto» netto.

In via generale, secondo il Cepej, «le spese di giustizia continuano a costituire una significativa fonte di finanziamento, permettendo ad alcuni stati di coprire la maggior parte dei costi della giustizia o addirittura trarne un utile. Tale sistema deve però essere accompagnato da un adeguato protocollo di gratuito patrocinio per tutelare anche i soggetti meno abbienti». Inoltre, un altro trend che la Commissione riscontra, riguarda l’aumento dei cittadini europei che sottoscrivono una polizza assicurativa che copra le spese legali in caso di necessità. «Ciò rappresenta uno dei modi più efficaci per sviluppare e facilitare l’accesso alla giustizia», conclude il rapporto, «il sistema delle assicurazioni private per la copertura dei costi legali non esiste in 14 stati europei. In questo gruppo, spese e contributi sono richiesti solo nei procedimenti diversi da quelli penali». Dallo studio emerge una correlazione tra il livello del c.d. «legal aid» statale e la diffusione delle polizze assicurative private: tanto più i cittadini si tutelano personalmente, quanto più le regole per il gratuito patrocinio sono stringenti. In alcuni paesi dove le polizze sono molto diffuse, poi, vi sono apposite deroghe per garantire la copertura dei costi giudiziari ai soggetti che non sono coperti da assicurazioni private (Danimarca, Finlandia, Lituania e Svezia).

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