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Spese con vista sul ricorso

di Debora Alberici 

È ricorribile in Cassazione la sentenza di patteggiamento nella parte relativa alla condanna alle spese in favore della parte civile anche se sulla richiesta proposta in udienza la parte non abbia eccepito nulla.

Lo hanno sancito le sezioni unite penali che, con la sentenza numero 40288 del 7 novembre 2011, hanno accolto il ricorso di due imputate che avevano patteggiato la pena e che avevano presentato ricorso alla Suprema corte impugnando la parte della decisione concernente le spese in favore delle parti civili.

In poco più di dieci pagine di motivazioni gli Ermellini hanno concluso che «è ricorribile per cassazione la sentenza di patteggiamento nella parte relativa alla condanna alla rifusione delle spese di parte civile, in particolare per quanto attiene alla legalità della somma liquidata e all'esistenza di una corretta motivazione sul punto, una volta che sulla relativa richiesta, proposta all'udienza di discussione, nulla sia stato eccepito».

Questo perché, spiega Piazza Cavour, la domanda della parte civile tesa a ottenere la rifusione delle spese sostenute nel processo svoltosi nelle forme di cui all'art. 444 cod. proc. pen. (patteggiamento), pur inserendosi in uno schema di giustizia contrattata, esula dall'accordo intercorso tra il pubblico ministero e l'imputato circa la pena da applicare in ordine a un determinato reato. «L'entità della somma da liquidare a titolo di rifusione delle spese sostenute dalla parte civile non è compresa nei termini del patteggiamento e forma oggetto di una decisione che, pur se inserita nel rito alternativo, si connota per la sua autonomia (in quanto prescinde dalla pronunzia sul merito) e per la maggiore ampiezza dello spazio decisorio attribuito al giudice rispetto a quello inerente ai profili squisitamente penali».

Tali affermazioni ben si armonizzano con i principi espressi dalla Consulta con la sentenza n. 443 del 1990 che, nel ritenere incompatibile con il parametro costituzionale (art. 24 Cost.) l'omessa previsione della condanna dell'imputato a rifondere le spese sostenute dal danneggiato, ha sottolineato l'irragionevolezza della preclusione a una pronuncia su un oggetto non così strettamente collegato alla sentenza di condanna per la responsabilità civile, come quello sulle spese processuali sostenute dalla parte civile.

Anche la procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 14 luglio, aveva chiesto di accogliere il ricorso delle due imputate.

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