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Spesa stimata è optional

Nel redditometro le spese stimate (elementi presuntivi) non derivanti da elementi certi rappresenteranno solo un elemento accessorio e non determinante per la ricerca dei redditi evasi (accertati). Così la Fondazione accademia romana di ragioneria «Giorgio Di Giuliomaria», nella nota operativa n. 9/2013, in tema di accertamento sintetico e nuovo redditometro.

Gli uffici periferici dell’Agenzia delle entrate possono accertare il reddito del contribuente applicando l’accertamento «analitico» o quello sintetico, tenendo conto, in tale ultimo caso, delle modifiche introdotte recentemente dal legislatore (dl 78/2010) con applicazione dal periodo d’imposta 2009.

Per i redattori, il nuovo redditometro risulta essere più equilibrato rispetto alla previgente versione, giacché le nuove disposizioni prevedono la necessità del contraddittorio e si basano su elementi più certi (spese certe e per elementi certi).

Per esempio, l’ufficio periferico potrà verificare direttamente a quanto ammontano le rate dei mutui pagate annualmente dal contribuente (spese certe) ma, in relazione al possesso di un’autovettura da parte del medesimo contribuente, potrà anche attribuire spese (spese per elementi certi) per benzina e manutenzione, sulla base delle indicazioni dell’Istituto di statistica (Istat).

In aggiunta, l’ufficio potrà utilizzare le cosiddette «spese Istat» che hanno, quale presupposto, l’appartenenza a una certa categoria del contribuente, in luogo dei beni posseduti (spese per elementi certi) o di spese effettivamente sostenute (mutui, assicurazioni, locazioni e quant’altro).

Sul punto, però, l’Agenzia delle entrate ha tentato di rassicurare i contribuenti, durante gli ultimi convegni sul tema e con l’emanazione della recente circolare (circ. 24/E/2013), avvisando che gli elementi presuntivi «non costituiranno la colonna portante del redditometro», rappresentando soltanto un elemento accessorio e «non determinante» nella ricerca di redditi evasi.

Alle dette spese si aggiungono, come noto, gli incrementi patrimoniali dell’anno (acquisto immobili, titoli, autovetture ecc.) e la quota di risparmio maturato nel periodo d’imposta (incrementi dei depositi bancari e postali e quant’altro).

La nota ricorda la necessaria presenza della condizione che fa scattare l’accertamento sintetico, ai sensi del comma 6, art. 38, dpr 600/73, rappresentata dal disallineamento tra reddito accertato e reddito dichiarato del 20%; ai fini della selezione dei contribuenti da assoggettare a redditometro, lo scostamento tra reddito calcolato e dichiarato dovrà essere determinato esclusivamente dai valori relativi alle spese certe e alle spese per elementi certi.

Di conseguenza, gli uffici scarteranno dalla formazione delle liste dei contribuenti accertabili, quei soggetti che risulteranno non congrui per effetto dell’utilizzo di spese presunte, ovvero delle spese determinate utilizzando le medie Istat.

Con riferimento al nucleo familiare, gli uffici faranno riferimento a quello risultante dalla dichiarazione dei redditi, con la conseguenza che lo scostamento potrà essere giustificato dalla presenza di soggetti in possesso di redditi elevati; in tal caso, il contribuente non sarà nemmeno selezionato e non sarà raggiunto da alcun avviso di accertamento.

La nota evidenzia che, nonostante i contenuti del comunicato delle Entrate del 20 gennaio scorso, il recente documento di prassi (circ. 24/E/2013) non fa cenno all’esclusione da accertamento per i soggetti con scostamenti inferiori a 12 mila euro ma, si aggiunge, nemmeno all’esclusione di determinate categorie come i pensionati.

Dopo una sintetica indicazione delle fasi inerenti alla procedura di accertamento, gli autori ribadiscono che il reddito presunto sarà essenzialmente determinato con le spese «realmente» sostenute e che, in presenza di uno scostamento del 20% tra reddito accertato e reddito dichiarato, il contribuente sarà chiamato a giustificare il disallineamento in contraddittorio, con possibilità di adire all’accertamento con adesione.

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