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Spesa in ritardo, “rischi” dal 2014

di Carmine Fotina

Avantipiano. Anche gli ultimissimi dati della Ragioneria dello Stato sull'attuazione dei programmi comunitari 2007-2013 non sono brillanti e fotografano ancora una volta la difficoltà di diverse regioni (ma anche di alcune amministrazioni centrali) nella spesa dei fondi messi a disposizione dall'Unione europea. L'ultimo bilancio, aggiornato alla fine di agosto, segnala per l'insieme dell'Obiettivo convergenza (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Basilicata) un livello di attuazione pari all'u,95% per i pagamenti e al 37% per gli impegni. Meglio il consuntivo dell'Obiettivo competitività (Sardegna, Abruzzo, Molise e Centro-Nord): 24,2% per i pagamenti e 44,5% per gli impegni. Le difficoltà italiane nell'impiego dei fondi Ue sono note e la stessa Ragioneria ricorda che proprio «sulla base dei gravi ritardi nell'attuazione» e a fronte del «rilevante ammontare di risorse da certificare entro i131 dicembre (circa 8 miliardi per i programmi Fesr eFsedeidueObiettivi)», il Governo ha scelto di intervenire con la delibera Cipe 1/2011 che ha disposto una parziale riprogrammazione e l'accelerazione dell'attuazione. Tema che figura al centro anche del piano esposto ieri dal ministro dell'Economia Giulio Tre-monti al presidente della Commissione Barroso con l'obiettivo di concentrare gli interventi su grandi opere strategiche. Se ne riparlerà probabilmente domani a Roma, dove arriverà il commissario alle Politiche regionali Johannes Hahn per incontrare il ministro agli Affari regionali Raffaele Fitto e una serie di presidenti di Regioni. La missione italiana di Hahn, inoltre, toccherà il tema della programmazione 2014-2020, con l'introduzione di nuove regole, secondo quanto proposto della Commissione, che potrebbero non piacere fmo in fondo all'Italia. La Commissione ha proposto che il bilancio 2014-2020 dei fondi Ue sia pari in tutto a 376 miliardi. Ma l'assegnazione dei fondi potrà essere subordinata al rispetto di determinati criteri macroeconomici, quali l'andamento dei conti pubblici. Al di là di questa incognita, però, il Governo italiano deve ancora pronunciarsi con chiarezza su un'altra novità che rischia di avere contraccolpi, ovvero la suddivisione delle regioni europee assegnatarie in tre (e non più due) categorie: la prima raggrupperà le zone meno sviluppate, la seconda le zone in transizione e la terza le zone sviluppate. Con questo schema, l'Italia manterrebbe quattro regioni nella terza categoria (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) e ne vedrebbe altre quattro nella seconda fascia (Sardegna, Molise, Basilicata e Abruzzo). La preoccupazione, però, potrebbe essere quella di ritrovarsi un onere maggiore nel bilancio Ue a fronte di aiuti per una quota di popolazione molto piccola. La seconda categoria, infatti, raggruppa 51 regioni e72 milioni di persone ma le quattro regioni italiane che ne farebbero parte hanno in tutto solo 4 milioni di abitanti. A beneficiare della nuova fascia "in transizione" sarebbero invece le grandi e popolose macro-aree di Germania, Francia e Spagna.

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