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Spending review, un’altra manovra

Questa volta non ci saranno tasse, ma comunque si tratterà di una vera e propria manovra per il consolidamento dei conti pubblici, finanziata da soli tagli, che supererà ampiamente i 4,2 miliardi di euro necessario per evitare l’aumento dell’Iva di due punti. Un’entità che molti osservatori dànno ormai intorno ai dieci miliardi di euro vista la grande quantità di carne messa sul fuoco.

La revisione della spesa pubblica, infatti, oltre che per evitare l’aumento dei prezzi al consumo dovrà servire a risolvere l’urgenza degli esodati e a finanziare la ricostruzione delle zone terremotate in Emilia Romagna. Non solo. Nel decreto legge che sorgerà dall’indagine svolta dal commissario Enrico Bondi potrebbero confluire anche le risorse necessarie a finanziare le spese inderogabili seppur non iscritte a bilancio come il cinque per mille, le missioni militari all’estero e i finanziamenti ad Anas e Ferrovie dello Stato. Una manovra caldissima, dunque, sul piano sociale, ai livelli delle temperature portate dall’anti-ciclone subtropicale Caronte.

Il nodo del pubblico impiego

Sì, perché il capitolo destinato ad infiammare maggiormente gli animi è sicuramente quello relativo al pubblico impiego. Tanto che i sindacati già minacciano di indire lo sciopero generale. Via XX Settembre vorrebbe arrivare a una corposa riduzione della pianta organica, attraverso la messa in mobilità fino a 24 mesi con l’80% dello stipendio, dei dipendenti in esubero. Secondo Reuters, il vice-ministro Vittorio Grilli vorrebbe applicare a tutta la pubblica amministrazione quanto già deciso il 15 giugno per palazzo Chigi e Tesoro, ossia un taglio secco del 20% di tutti i dirigenti e del 10% di tutti gli altri organici. Sarebbe una decisione in perfetta coerenza con la tabella di marcia, mai disattesa dai governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti, indicata nella lettera della Bce firmata da Jean Claude Trichet e Mario Draghi il 5 agosto 2011. «Il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi», c’era scritto. Fino a qualche giorno fa questo punto era rimasto l’unico argomento tabù della famosa lettera, ora non lo è più.

Camusso, via i consulenti

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha capito l’antifona, ha messo le mani avanti: «I lavoratori pubblici hanno già compiuto sacrifici con il blocco per tre anni dei contratti», annunciando comunque che «il sindacato è comunque pronto ad affrontare il problema delle consulenze». È chiaro l’intento di creare il panico fra tanti esterni nella p.a. di nomina politica. C’è molta attesa per il tavolo che si aprirà oggi a palazzo Chigi con le parti sociali. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, forse meno tattico della collega Camusso, ha tagliato corto parlando apertamente di «sciopero generale». Bonanni chiede «un vero e proprio piano industriale per il pubblico impiego», perché «se si fanno tagli con criteri va bene e noi lo sosterremo. Altrimenti, se si faranno tagli tanto per farli, si faranno solo più guai. A quel punto, faremo iniziative in tutta Italia e in tutte le città. Faremo quello che serve, se occorrerà: uno sciopero generale lo faremo». Da sottolineare che nelle parole di Bonanni si dà quasi per scontato che gli interventi sul pubblico impiego comunque ci saranno.

Disoccupazione record

Il punto è che la messa in mobilità nel pubblico impiego coincide con la drammaticità dei dati sulla disoccupazione in Italia. A maggio 2012, ha annunciato l’Istat, il tasso di disoccupazione dei giovani da 15 a 24 anni è stato pari al 36,2%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile (rispetto alla popolazione di questa fascia di età i disoccupati rappresentano il 10,5%). Si tratta del dato più alto dall’inizio sia delle serie storiche mensili (gennaio 2004) sia di quelle trimestrali (quarto trimestre 1992). «Non accettabile dalla società e contro il quale bisogna mettere in campo tutte le energie disponibili», ha sottolineato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

L’Olanda non si volta indietro

Naturalmente i dati che provengono dai Paesi più rigorosi sul fronte dei conti pubblici descrivono tutta un’altra realtà. Sì, perché, per quanto riguarda i singoli stati dell’Eurozona, l’Austria e l’Olanda hanno registrato i tassi di disoccupazione più bassi, rispettivamente al 4,1% e al 5,1% (mentre i livelli più elevati sono stati registrati in Spagna (24,6%) e Grecia (21,9%). E non è un caso se è proprio chi sfoggia dati positivi, come l’Olanda insieme con la Finlandia, a cercare di bloccare lo scudo anti-spread, frutto del recente accordo a livello europeo di giovedì scorso, e più in particolare la possibilità da parte dei fondi salvastati di acquistare bond sul mercato secondario. Comunque l’accordo sbandierato ai quattro venti ha mostrato già la corda e lo spread torna a salire.

Gli azzurri da Napolitano

Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, «primo tifoso» ha ricevuto ieri pomeriggio al Quirinale la nazionale di calcio che ha partecipato ai campionati Europei 2012. «Amarezza non delusione», ha detto di provare, il capo dello Stato, per la sconfitta nella partita finale con la Spagna. Ma il concetto più interessante è quello espresso dal ct Cesare Prandelli nell’ultima conferenza stampa di Kiev. Quando ha detto: «Siamo un Paese vecchio, con tante cose da cambiare». Ammettendo, tuttavia, di essere rimasto imprigionato anche lui nello stesso schema all’italiana: «Forse nell’ultima partita avrei dovuto avere un po’ di coraggio nel rivoluzionare la squadra ma sarebbe stata una mancanza di rispetto e di riconoscenza nei confronti di chi mi aveva portato alla finale». Un riferimento agli infortunandi che hanno seppure in parte compromesso l’incontro, ossia Giorgio Chiellini e a Thiago Motta, divenuti giocoforza l’emblema del principio della conservazione del posto in Italia su ogni altra considerazione più generale.

Legge elettorale in arrivo

Se n’è accorto solo Antonio Di Pietro nell’opposizione che i partiti della maggioranza stanno cercando veramente un accordo sulla legge elettorale da approvarsi prima della pausa estiva. Forse che con gli altri c’è già qualche accordo? Secondo quanto risulta ad Italia Oggi si tratterebbe di un «Provincellum»: 50% degli eletti su base nazionale e 50 sulla base di circoscrizioni provinciali, appunto. «A prescindere dal tipo di legge elettorale che sarà emanata, prendiamo atto che questa riforma non avviene in modo trasparente, ma dietro le sagrestie dei partiti che vogliono salvaguardare se stessi e i loro interessi».

 

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