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Spending review, piano di tagli da 5 miliardi

di Dino Pesole

La manovra «salva Italia» è alle spalle. Ora tra i primissimi impegni del Governo per il 2012 compare la «spending review», con una scadenza perentoria per l'identificazione delle misure e dei relativi interventi: entro metà aprile è attesa la presentazione a Bruxelles del nuovo «Piano nazionale di riforma» e dell'aggiornamento del «Programma di stabilità», in ossequio al nuovo calendario europeo. È quella – si fa osservare in ambienti del governo – la sede in cui verrà indicato il complesso di misure che il Governo intende porre in atto sul fronte della spesa pubblica. Ma già nelle prossime settimane si avrà una prima indicazione sulla direzione di marcia.
Ricognizione a tutto campo, che verrà condotta in stretto coordinamento tra palazzo Chigi, con il coinvolgimento diretto del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, e il ministero dell'Economia, con la regìa del viceministro Vittorio Grilli. Obiettivo: risparmiare almeno i 5 miliardi di risparmi annui, previsti dalla manovra di agosto. La svolta è non agire più sui tendenziali di spesa, in sostanza sulle uscite a legislazione vigente, ma sulle previsioni riferite al consuntivo del 2010.
Si parte dalla ricognizione che lo stesso Giarda ha messo a punto lo scorso settembre, su incarico dell'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il lavoro, frutto di uno dei quattro tavoli istituiti per la riforma fiscale e assistenziale, è raccolto in un documento dal titolo «Dinamica, struttura e governo della spesa pubblica».
Nel gran calderone della spesa pubblica (il 51,2% del Pil nel 2010) si annidano tuttora «sprechi e inefficienze», che si possono classificare – scrive Giarda – in tre grandi comparti: inefficienza produttiva «per sprechi nella produzione o organizzazione di singoli servizi e attività pubbliche»; inefficienza gestionale «per il mancato livellamento dei benefici associati alle diverse tipologie di spesa, quindi alla cattiva allocazione delle risorse disponibili». Infine, inefficienza economica «per l'avvio o il mantenimento di spese i cui benefici non compensano i costi causati dall'elevata pressione tributaria».
Nella tipologia relativa alla produzione dei servizi pubblici, si riscontra un «utilizzo di fattori produttivi in misura eccedente la quantità necessaria». È il caso di due impiegati utilizzati «per fare un lavoro per il quale uno sarebbe sufficiente», oppure di una macchina «costosa e ad alto potenziale» che viene sistematicamente sottoutilizzata. Se ci si sofferma sugli sprechi di «tipo 2», si evidenziano «prezzi superiori al loro prezzo di mercato e al loro effettivo valore». Nel documento si cita il caso dell'acquisto di farmaci e poi si pongono in evidenza «modi di produzione antichi, chiaramente più inefficienti e quindi più costosi di quelli che si avrebbero utilizzando le tecnologie più avanzate e innovative».
Il quadro si completa con l'«errata identificazione di soggetti meritevoli di essere sostenuti nei programmi di sostegno del reddito disponibile. In molti casi – osserva Giarda – «la spesa potrebbe essere ridotta senza causare riduzione dell'offerta di servizi».

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