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Specializzazioni in ateneo penalizzate dai fondi ridotti

«L’ultimo articolo della riforma forense che prevede costi zero, mette una pietra tombale su qualunque iniziativa formativa da parte dell’Università. Diventerà più incisivo il ruolo degli Ordini che potranno occupare gli spazi che saremo costretti a cedere ».
Gian Piero Milano, direttore del dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Tor Vergata, si rammarica per il rischio di perdere un’occasione e vanificare l’impegno formativo delle suole di specializzazione per le professioni legali, settore in cui, in base al nuovo Statuto dell’avvocatura, gli Atenei dovrebbero giocare un ruolo da protagonisti. «Il ministero è il grande assente già dai tempi delle scuole di specializzazione previste da Bassanini, non ci ha dato alcun supporto mentre ci sprona a essere competitivi, ma con quali risorse? Dovremmo fare le specializzazioni con professori con spirito filantropico o con i ricercatori come avviene in altri Atenei».
Sulla formazione continua e permanente Gian Piero Milano vorebbe dare di più ed è contrariato dall’idea di lasciarla a terzi meno qualificati. «Speriamo non venga fuori un “istituto privato” della formazione permanente. Il sistema dei crediti è stato un fallimento. Da parte nostra abbiamo già fatto il possibile sul fronte del tirocinio, facendo convenzioni con la Corte d’Appello di Roma e con i tribunali di Velletri e Civitavecchia. Per le specializzazioni aspettiamo il regolamento».
Non attende, invece, il direttore del dipartimento di Giurispridenza de «La Sapienza» Giorgio Spangher, che ieri ha firmato una convenzione con i penalisti per i corsi di specializzazione. Siglando l’istituzione di un comitato scientifico, che dovrebbe essere operativo dal 28 febbraio, presieduto dallo stesso Spangher, di cui fa parte la scuola di specializzazione dell’Unione camere penali. «Un’Università prestigiosa come “La Sapienza” verificherà la congruità dei nostri insegnanti – spiega il presidente dei penalisti Valerio Spigarelli – che sono professori universitari, avvocati e medici legali. È la prima convenzione di questo tipo e ci auguriamo di fare da battistrada per far sottoscrivere ad altre associazioni accordi di questo tipo. Certo – conclude Spigarelli – volevamo di più, ma con una legge di questo tenore, abbiamo trovato l’unica risposta per far camminare la specializzazione coinvolgendo l’avvocatura».
Soddisfatto del sodalizio anche Giorgio Spangher che denuncia, però, il caos sull’applicazione della riforma a cominciare dal tirocinio. «Il tirocinio dovrebbe avvenire alla fine del corso di laurea – dice il direttore – ma sarà complesso per gli studenti fare contemporaneamente gli esami e la tesi. In più non si sa come dovremo comportarci con i fuoricorso. Abbiamo incontrato il Consiglio nazionale forense ma l’organizzazine non è semplice. Sarebbe necessaria anche una comunicazione fra ministeri che invece manca».

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